Per le Foreste Sacre

Per le Foreste Sacre

Montagne, valli, torrenti, boschi, cascate: è l’Appennino tosco-romagnolo visto da San Benedetto in Alpe. Da qui parte il viaggio per il Sentiero delle Foreste Sacre che si disegna in un continuo saliscendi, passando da un cocuzzolo all’altro che sembrano sfiorare il cielo. Lungo il crinale si incrociano piccoli borghi, da San Godenzo a Castagno d’Andrea, massicci come il Falterona o incantevoli e misteriosi laghi come la Ciliegieta e la Gorga Nera. È un paesaggio fuori dal tempo, immerso in una dimensione di immobile e silenziosa serenità, nel quale ti puoi imbattere in gradevoli agriturismo dal sapore antico gestiti da persone dalla saggezza contadina, come Lorenzina capace di intrattenerti una notte intera con le storie della sua terra. Lungo queste mulattiere hanno camminato eremiti, santi, su tutti San Romualdo e San Francesco, poeti, da Dante a Dino Campana, pittori del talento di Andrea del Castagno, ma anche esperti lavoratori del legno e partigiani. Le Foreste Sacre sono però soprattutto un’immersione in se stessi, un itinerario spirituale alla ricerca di un senso della vita, forse più facile da trovare di quanto si possa immaginare…

All’inizio del libro Paolo Ciampi si chiede se uno come lui, non cristiano ma buddista, possa compiere un pellegrinaggio in una delle terre d’Italia – con i suoi monasteri, pievi, abbazie – più legate alla confessione cattolica. La risposta è naturalmente affermativa perché, come sottolinea con discrezione l’autore, il sentimento del sacro è in ogni persona e nella natura stessa. Per le Foreste Sacre non è il classico reportage di viaggio. Propone indubbiamente riferimenti toponomastici e storici e dà informazioni sulle caratteristiche del territorio, si tratta però di elementi che fungono da corollario al discorso ontologico caro a Ciampi: capire in cosa consista l’autenticità della vita. Il cammino e la spiritualità, nodi centrali del testo, hanno la forza di portare l’uomo a riconoscersi particella dell’universo e a comprendere la bellezza dell’esistenza anche nella sofferenza e nella morte. Per il giornalista fiorentino la conoscenza di se stessi passa dalla rinuncia, dal vuoto e dal silenzio. Ecco che allora, seguendo questa linea euristica, ascetismo cristiano e ascetismo buddista si conciliano e si fondono, andando nella stessa direzione: la scoperta dell’essere e del divino.



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