Le forze armate nella storia di Roma antica

Probabilmente il fattore più determinante nel percorso mirabile della storia romana fu l’incredibile successo militare che Roma ebbe per secoli, malgrado i suoi soldati non sempre fossero meglio equipaggiati o più valorosi dei nemici: eppure li superavano quasi sempre per abilità di manovra e per disciplina. “L’attività bellica era (…) modello esistenziale e motore economico che procurava i mezzi di sussistenza o di prosperità” sia quando Roma era soltanto una aggressiva città-Stato italica sia quando divenne una potenza imperiale globale: ma come nacque questo modello sociale, politico e militare? A quanto possiamo dedurre dalle fonti, intorno al VI secolo a.C. le tribù primitive dei Ramnes, Tities e Luceres fornivano soldati in proporzioni uguali per una legione di 3300 unità, in netta prevalenza costituita da fanti: la riforma della cavalleria romana viene tradizionalmente (ma il tema è controverso) attribuita a Tarquinio e quindi agli Etruschi, ma comunque “se mai ci fu in un dato periodo un classe guerriera che combatteva a cavallo, la sua importanza tattica tramontò rapidamente”. C’è più certezza attorno ai contenuti della riforma timocratica operata da Servio Tullio nella seconda metà del VI secolo a.C., che ripartì la popolazione romana in cinque classi censitarie diverse a loro volte in “centurie”, così definite perché ciascuna doveva fornire 100 uomini armati all’esercito, che viene riorganizzato razionalizzando gli armamenti, “con punto di forza su quello pesante oplitico”, mettendo a punto nuovi schemi tattici e uno schieramento a falange…

Lo studioso Alessandro Milan, autore di numerosi saggi specialistici e articoli sulla rivista “Critica Storica”, ci guida alla scoperta dell’organizzazione militare dell’antica Roma con una profondità forse mai toccata da nessuno. Non siamo di fronte infatti al solito volume che racconta in chiave tattico-militare i trionfi e le sconfitte delle legioni soffermandosi anche en passant sulla foggia di scudi, elmi o spade o descrivendo con toni retorici o paradossali le tecniche di addestramento dei legionari o la loro dura quotidianità. In queste 314 pagine fitte fitte e scritte in piccolo (più ben 108 di tavole e illustrazioni in bianco e nero) ci si concentra con maniacale precisione soprattutto sui temi della leva – la cui analisi ci fornisce un formidabile spaccato della società e della politica romana e dei loro cambiamenti a seconda del periodo storico – e sulla struttura gerarchica dell’esercito romano in pace e in guerra. Nessuna concessione all’aneddotica, nessuna strizzata d’occhio al lettore “laico”: solo schemi, diagrammi, rigorosi riferimenti ai documenti storici, approfondimenti, numeri, termini latini. Il risultato è uno strumento di lavoro essenziale per chi voglia scrivere di Roma con cognizione di causa e una lettura impegnativa ma imperdibile per chi sia davvero interessato all’argomento. Micidiale.



 

 

 

 
 
 
 

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