Le guarigioni

Le guarigioni

Un uomo vive dalla sua giovinezza senza riuscire a riconciliarsi con il genere femminile. Sua madre è stata un esempio di donna volubile, capricciosa e incapace di amare e anche adesso dimostra di volere da suo figlio solo parte del suo benessere economico. Col passare del tempo lui, uomo di successo e noto anche sugli schermi televisivi per la sua sagacia, colleziona numerosi fallimenti sentimentali. Fino a quell’incontro nella provincia dove si era rifugiato con una giovane cameriera dai modi bruschi e dalla parlata diretta, quasi cafona. Lei gli insegnerà, suo malgrado, che il potere è nelle mani della fontana e non dell’assetato… Renato e Leo vengono abbandonati dalla donna con cui formavano una famiglia. Renato sembra che non possa che crescere Leo nell’odio, mettendolo costantemente alla prova e facendolo crescere nel sacrificio. Compra un ranch con maneggio incluso e tra cavalli da pulire, stallatico da spalare e animali da accudire, il piccolo Leo si ritrova a crescere lontano dall’esistenza spensierata dei suoi compagni di scuola, preoccupati solo dai primi amori e dalle scorribande in motorino. Quel padre lo vuole temprare insegnandogli che la vita è dura e non prevede distrazioni... La nascita di un figlio introduce una calma effimera all’interno di una coppia nata nella morbosità e nella violenza verbale. Gli occhi rimangono bassi per non causare motivi di gelosia o di imbarazzo. L’amore è reale o semplicemente un modo per fingere a se stessi che la persona che si ha accanto è solo un mero palliativo per superare un dolore incancrenito?

I cinque racconti lunghi che compongono la prima, bella opera letteraria di Kim Rossi Stuart, celebre e poliedrico attore del cinema italiano, sono cinque insegnamenti sulle complicate relazioni umane. Il giusto modo per descriverli sarebbe forse “romanzi brevi”, vista la capacità del loro autore di racchiudere in trenta o poco più pagine, all’incirca, esistenze narrativamente significative. Non c’è spazio per elementi superflui o tempi morti e anche il linguaggio partecipa a creare una fluidità che rende la lettura scorrevole e affascinante. Il filo conduttore, quindi, è la difficoltà alla base dei sentimenti, e, di conseguenza, la loro coniugazione imperfetta e a tratti impossibile. La madre, ad esempio, non è mai una figura a cui chiedere aiuto e assistenza ma da cui tenersi lontano e fuggire per non provare ulteriore dolore. I protagonisti si trovano in situazioni che li portano a trovarsi in costante apnea, spinti in acqua da mani apparentemente amiche ma a tutti gli effetti spietate, come succede a Leo, costretto dal padre quasi a soffocare per una sfida crudele creata per testare la sua mascolinità. Tutti devono provare di essere padri, amanti, mariti, figli capaci di adempiere a quello che la società richiede al proprio personaggio. Tutti però si perdono, si lasciano andare ai loro errori, trasformandoli nel loro segno distintivo, ovvero nell’unico elemento che li rappresenterà. La solitudine regna e neanche l’ultima riga sembra prevedere per loro uno spiraglio per un’agognata speranza.



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