Le guide del tramonto

1986. L’isoletta Taratua, spersa nel Pacifico, sta per essere testimone di un evento storico: la conquista dello spazio da parte dell’uomo. Reinhold Hoffmann, capo del programma spaziale americano, contempla la “Columbus” pronta alla partenza. Tra qualche giorno l’astronave si alzerà in volo “su una furia di fuoco per salire alle stelle”. Chissà a che punto sono i sovietici in quella folle corsa. Hoffmann ha saputo da poco che a capo del programma spaziale dell’URSS c’è Konrad Schneider, suo vecchio amico e commilitone durante la Seconda guerra mondiale, trent’anni prima. Un genio. Infatti, a quanto si sa, i russi dispongono di un specie di propulsione atomica e stanno costruendo un’astronave sulle rive del lago Baikal. Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, proprio sulle rive di quel lago, Schneider sta pensando più o meno le stesse cose. Entrambi vengono interrotti da un rumore immane e alzano gli occhi al cielo. Entrambi capiscono nello stesso momento di aver perso la gara ma non per qualche mese o qualche settimana: per migliaia e migliaia di anni. Perché i cieli della Terra si sono popolati di enormi astronavi aliene, ferme sopra le principali città del pianeta, in silenzio. Dopo sei giorni dagli alieni arriva un messaggio trasmesso in contemporanea su tutte le radiofrequenze. Karellen, Supercontrollore per la Terra, assume il comando del pianeta ma lo fa con garbo e diplomazia, promettendo una nuova era di prosperità… Dopo cinque anni, la Terra è pacificata e sta vivendo un periodo di benessere, ricchezza e progresso tecnologico. I Superni spingono per l’unificazione di tutte le nazioni del mondo, ma incontrano ancora delle difficoltà malgrado il consenso conquistato presso le masse. Pesa forse un dettaglio sul quale i pochi movimenti politici anti-Superni spingono molto: gli alieni non si sono mai mostrati, i contatti tra Karellen e il suo tramite – il Segretario Generale delle Nazioni Unite Stormgren – avvengono solo verbalmente. Perché tanta segretezza? Cosa hanno da nascondere i Superni?

Pubblicato nel 1953 partendo dal canovaccio di un racconto uscito nel 1950, Le guide del tramonto è stato il primo romanzo di successo di Arthur C. Clarke, e da molti lettori è considerato il suo migliore. Non stupisce che Stanley Kubrick si sia approcciato allo scrittore con l’intenzione iniziale di trarre un film proprio da questo libro, per poi gradualmente ripiegare su un progetto diverso, del tutto nuovo, che sarebbe divenuto 2001: Odissea nello spazio. Comunque, nel 2015 da Le guide del tramonto è stata tratta una gradevole miniserie tv targata SyFy Channel. Diviso in tre parti, il romanzo segue con raffinatezza e plausibilità l’evolversi dei rapporti tra Terrestri e Superni lungo più di un secolo. Questi alieni, palesatisi alla vigilia della conquista dello spazio da parte dell’umanità per prendere sostanzialmente il controllo del pianeta (sebbene garantendo pace e benessere mondiali), guidano – si scoprirà poi per conto terzi – l’Homo sapiens da “supervisori” verso un nuovo step evolutivo (non solo meramente tecnologico come potrebbe sembrare leggendo le prime pagine del romanzo) che però avrà conseguenze inattese e per molti versi drammatiche. La trovata di Clarke sull’aspetto fisico dei Superni (che per mezzo secolo non si mostrano agli umani per paura delle loro reazioni) è geniale e densa di ovvi simbolismi (in un illuminante dialogo nella parte finale del romanzo tra l’ultimo terrestre “vecchio stile” rimasto, Jan Rodricks, e il superno Rashaverak, capiamo che la paura atavica degli umani per le caratteristiche fisiche di questi alieni non deriva – come sarebbe venuto facile ipotizzare – da un “contatto non protetto” avvenuto in ere preistoriche e tramutato in mito, ma da una “premonizione di specie” per il ruolo che i superni erano destinati ad avere). Satana, Prometeo, l’albero del Bene e del Male, il fuoco della conoscenza e via discorrendo. Oltre che di concetti profondi, Le guide del tramonto (la competizione sul titolo più bello tra quello italiano e l’originale Childhood’s End è apertissima) è ricco di idee destinate a diventare veri e propri tòpoi della Science Fiction letteraria e cinematografica. Una per tutte? Le astronavi che si posizionano sulle principali città del mondo in attesa, una cosa vista e rivista da Independence Day in poi.



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