Le incantatrici

Le incantatrici

C’è stato un tempo, felice, in cui era facile comprendere chi erano le incantatrici, quale era la loro vocazione, quale era il compito assegnatogli di volta in volta dai testi classici e dall’opera lirica. Per tutto quel periodo, infatti, le incantatrici sono state creature fatali, occupando uno dei luoghi chiave della poesia, della letteratura e del melodramma. Erano netti i contorni che ne definivano il ruolo, i passaggi che ne scandivano l’azione, lo spessore simbolico capace di rinviare ad un’interiorità di senso, aprendo al pubblico un vasto spazio di profonda suggestione. Con una vena di rimpianto nostalgico, Jean Starobinski, nel suo ultimo corposo libro riattraversa con grande sensibilità quell’ampio arco temporale, per sottrarre queste arcane figure della tradizione dall’effetto usurante di un’attualità che ne ha scarificato gli elementi più significativi. La bellezza che il passato sfibra e consuma viene qui nuovamente ed esaustivamente ridisegnata; tutto ciò che la piena degli anni ha travolto viene qui ricostruito o rafforzato. Le citazioni si susseguono saltando nel tempo e nello spazio, in una maestosa contaminazione di generi che è anche la ricostruzione di un itinerario psicologico. Il tema dell’incantamento, qui evocato attraverso gli affettuosi ritratti di alcune “maghe” della voce lirica in attesa di essere rianimate, dalle eroine di Mozart e Da Ponte alla Carmen, da Poppea ad Elektra, da Manon ad Alcina, è sostanzialmente una ricostruzione di profili complessi ma omogenei. Per ciascuno di essi l’analisi si concentra sugli elementi voluttuosi e tentatrici, in modo da far emergere un lungo tratto seduttivo che attraversa ogni epoca. E subito si manifesta ciò che imparenta queste creature che così comodamente hanno preso posto nella mente complessa del lettore e del cultore dell’opera lirica. L’analisi di alcune delle opere più significative della tradizione operistica è condotta in un’ottica strettamente legata alla specificità del testo, che insieme dialoga con le vicende letterarie e con le sorti di quel genere... Fra gli intellettuali del nostro tempo, il ginevrino Jean Starobinski è quello che più duramente ha lottato con l’angelo della bellezza. Quella che mette tutti d’accordo, tutti a tacere. Il grande mistero della bellezza, materia viva su cui il libro costruisce la propria fortuna. Maestro insuperabile di saggismo e pensatore asistematico, da sempre testimone di una fede incrollabile nella forza positiva della parola e della musica, egli ha scritto un testo fondamentale, pur senza battere i percorsi irti e tortuosi che la saggistica spesso impone, ma abbandonandosi con naturalezza al fascino delle suggestioni culturali. La lettura del libro di Starobincski è un’esperienza avvincente, sia per l’interesse del tema affrontato, sia per un modo di argomentare che cattura il lettore e lo trascina con sé, con implacabile eleganza. Averlo tradotto e pubblicato è stato da parte della casa editrice EDT un’opera benefica per il nostro paese ed uno stimolo per le nuove generazioni.

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