Le invisibili furie del cuore

Le invisibili furie del cuore
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È il 1945 a Goleen, nel West Cork, quando Catherine Goggin, che possiede solo i suoi sedici anni e un pancione che non può più nascondere ai genitori e alla comunità, viene umiliata e presa a calci da Padre Monroe sul pulpito della chiesa. È una peccatrice, non merita certo riguardi. Catherine viene trascinata nel cimitero e gettata tra le tombe come spazzatura, ma non si commisera, si rialza e prende una decisione: salire sulla corriera che la porterà a Dublino. Un po’ di faccia tosta, un po’ di coraggio e potrà attuare il “Grande Piano”, sia lei che il suo bambino avranno una speranza. Acquista una piccola fede nuziale e si presenta a un colloquio di lavoro con una storia strappalacrime. La signora Hennessy, direttrice della sala da tè del Dáil Éireann la assume, pur sospettando ci sia ben altro. Nei mesi successivi Catherine lavora sodo dimostrando le sue qualità e quando arriva il momento del parto mette in pratica la sua decisione: affida il neonato a una suora redentorista che lo dà in adozione. Ecco che il piccolo Cyril inizia la sua vita all’interno della ricca famiglia Avery, presso la residenza di Dartmouth Square. Gli è vietato chiamare i genitori adottivi mamma e papà, è obbligato a rivolgersi loro con i nomi di battesimo e sono disprezzate tutte le forme d’affetto, verbali e fisiche. Cyril sviluppa un carattere introverso e schivo, ad affliggerlo c’è anche una grave balbuzie e fatica a farsi degli amici. È il 1952, Cyril ha sette anni quando incontra Julian Woodbead, figlio dell’avvocato che cura i loschi affari del signor Avery. Julian è bellissimo, sfrontato e malizioso e col tempo queste sue attitudini non faranno che amplificarsi…

“Mio Dio, quella donna mi faceva delle cose che nessuna prima o dopo mi ha mai fatto. Finché non te l’avrà succhiato la tua madre adottiva, Cyril, non saprai mai cos’è un pompino di qualità”. L’ambiente familiare in cui il piccolo Cyril cresce è eccentrico e anaffettivo. Numerose perle di saggezza infarcite di cinismo e sessualità famelica gli vengono elargite da Charles e Maude Avery durante l’infanzia. Non i genitori modello, insomma. Il ragazzino ingenuo e sensibile riesce tuttavia a crescere in maniera tale da poter affrontare il mondo, gli studi e il lavoro. L’ombra delle sue origini non è particolarmente pressante, ma l’omosessualità di cui diventa presto consapevole è costretto a tenerla segreta. In un’Irlanda bigotta e feroce nei confronti di coloro che reputa peccatori da punire, vivere alla luce del sole la propria sessualità non è possibile. Gli omosessuali o “i finocchi”, “le checche”, “i pervertiti” come vengono chiamati con disgusto, sono reputati dei malati di mente da incarcerare e tenere lontani dalla gente normale e per bene. Carcere, terapie correttive ai limiti della tortura, isolamento sociale sono la norma e restano tali fino al 1993, anno in cui l’omosessualità viene depenalizzata, mentre occorre attendere il 2015 per l’introduzione del matrimonio ugualitario. Lo stile di John Boyne è brillante, anche gli eventi più drammatici vengono narrati con ironia e humor, formidabili i dialoghi botta e risposta e la caratterizzazione dei personaggi. Maude Avery funzionerebbe alla grande interpretata sul palcoscenico di un teatro. Il linguaggio sessuale nel testo è sempre esplicito e crudo, nessun romanticismo. Di Dublino Cyril dà un’immagine chiara: “Un luogo pieno di persone di gran cuore, di miserabili bigotti, di mariti adulteri, di uomini di Chiesa conniventi, di indigenti che non ricevono alcun aiuto dallo Stato, di milionari che le succhiavano il sangue”. Tutto per combattere la solitudine e il desiderio di uccidersi all’interno di un mondo che non ti permette di esistere, perché, come sostiene il dottor Dourish: “non ci sono omosessuali in Irlanda”. In Italia Boyne è conosciuto per il romanzo Il bambino con il pigiama a righe, nonostante i numerosi libri pubblicati poco è stato tradotto in italiano. Con l’opera Le invisibili furie del cuore smaschera i punti deboli della società irlandese, infarcita di pregiudizi e succube della Chiesa.



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