Le italiane in Africa Orientale

Dicembre 1937. Il Federale di Addis Abeba scrive una lettera dai toni accorati ad Achille Starace, segretario del Partito Fascista nella quale si legge tra l’altro: “L’uomo durante il periodo bellico sente meno lo stimolo dei rapporti sessuali, ma ritornato alle condizioni normali di vita sente acuirsi il bisogno dello sfogo dei sensi. La forzata astinenza offre sintomi chiari: certe eccitazioni e nervosismi, svogliatezza nel lavoro, tendenza a rimpatriare, funzionari e impiegati che sollecitano licenze talvolta accusando malattie inesistenti, casi di pederastia, smarrimento del senso morale sino al punto di spingersi al legittimo connubio con donne di facili costumi: e basti dire che dodici prostitute di case di tolleranza si sono sposate! La mancanza di donne nazionali spinge l’uomo alle relazioni sessuali con le indigene, e le conseguenze sono serie…”. Quando la missiva giunge al Duce, Mussolini decide di operare una drastica accelerazione nel radicamento di una componente femminile nella popolazione dell’Africa Orientale Italiana. Parola d’ordine: evitare il madamismo e il meticciato: occorre mandare donne italiane in Africa, e subito…
Continua la meritoria opera di approfondimento sulla storia dell’AOI intrapresa da Fabrizio Di Lalla con l’editore Solfanelli. Stavolta il focus è un aspetto finora colpevolmente - e incredibilmente - trascurato: il ruolo delle donne nella sfortunata avventura coloniale italiana. Non fu affatto un ruolo marginale come molti sembrano credere (o voler far credere): parliamo di circa 28.000 donne, non solo “aggregate” passivamente ai mariti, ma anche nubili in cerca di fortuna. Insegnanti, dottoresse, infermiere, impiegate, prostitute: qualcuna per entusiasmo da propaganda di regime, molte per disperazione da povertà e parecchie anche per imposizione queste donne, quasi tutte giovani, “scommisero” sull’AOI per dare una svolta al loro futuro e videro le loro speranze e le loro vite andare in fumo dopo pochi anni. Di Lella tratta prima l’argomento in generale con la consueta puntigliosità basandosi sulle rare fonti archivistiche, poi racconta le vicende personali di Ersilia Cavaciocchi, Marta Maione Padovani, Anna Maria Moglie, Rosa Vinci, Cecilia Rizza, Jolanda Sommovigo, Ain Zara Magno, Olga Corsini Olsoufieff, Debora Parmesan e Matizia Orio e infine riporta integralmente il memoir inedito - tra cronaca bellica e feuilleton - che la Sommovigo nei primi anni Cinquanta tentò invano di farsi pubblicare e il cui manoscritto giaceva da allora in un faldone dell’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, una vera chicca. Come di consueto in questi bei “volumoni” Solfanelli sull’AOI in appendice troviamo documenti e apparato iconografico in bianco e nero.

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