Le lacrime degli eroi

Le lacrime degli eroi
Odisseo non piange per le pene che gli vengono comminate dagli dei, funestando il suo rientro a Itaca di immani tribolazioni. Quando le situazioni di pericolo irrompono sulla scena, egli avverte al contrario la necessità di escogitare qualche stratagemma che possa consentirgli di mettersi in salvo e di riprendere la via del ritorno. Le lacrime, tuttavia, prendono il sopravvento sulla sua leggendaria astuzia nel momento della la perdita dei compagni di viaggio, per gli amici che ritrova nel regno dei morti, o per la rabbia verso coloro che tradiscono la sua fiducia. E non tace il pianto nemmeno alla corte di Alcinoo, il re dei Feaci, quando mosso dal canto di Demodoco egli decide di rivelarsi e di vuotare dinanzi a loro un fardello gravato da otto anni di peregrinazioni e sofferenze. Calde lacrime di nostalgia per la moglie e il figlio lontani gli solcano spesso il volto durante il viaggio, così come accade a Telemaco mentre apprende le eroiche gesta del padre dal racconto di Menelao nella reggia di Argo. Ma se il languore della nostalgia e l’ansia del ritorno a lungo impastano di pianto la voce di Odisseo, non sono pochi neppure gli eroi che piangono senza risparmio e senza pudore anche nei versi dell’Iliade, a partire dallo stesso Achille…  
Molta è la letteratura che si è fin qui occupata del pianto delle donne nella Grecia dell’epoca arcaica e classica. Mancava, tuttavia, un testo che prendesse in analisi quello maschile. Al nuovo libro di Matteo Nucci va dunque il merito di colmare una lacuna, ma nel contempo anche di offrire al lettore una stimolante rivisitazione dei poemi omerici. Se il libro si apre sull’immagine di Pericle che versa lacrime di dolore per la morte del figlio amato e per la peste che sta dilaniando Atene, le pagine più suggestive risultano quelle in cui Matteo Nucci pone sotto la propria lente di osservazione le diverse cause di pianto a cui si abbandonano gli eroi della saga omerica, con particolare riferimento ai casi di Odisseo e di Achille. Se è pur vero che l’esistenza di questi aristocratici trova soddisfazione nella battaglia, quando corrono per la pianura sui carri da guerra o si cimentano nel duello, lo sguardo qui allargato agli aspetti umani più problematici è un grimaldello che consente di entrare in un universo parallelo di grande suggestione per il lettore. Per andare al di là delle interpretazioni più stereotipate che rischiano di estenuare la forza dei poemi omerici, restituendoli alla potenza di un racconto che caratterizza e valorizza il dato emotivo presente perfino nell’apparente freddezza degli eroi più valorosi. 

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