Le lettere del mio nome

Le lettere del mio nome

Lei è inquieta da tempo e a quel tavolino del Caffè Flore all’aperto, con l’amico Alberto Giacometti, trova le parole per esprimere il suo disagio:”Ho una grandissima voglia di scrivere. Mi scoppia dentro. Me la sento nella testa, in bocca , nelle mani, nelle dita. Però, di cosa scrivere? Non lo so. Ecco perché sono così tesa”. Lui le dice soltanto: “Mettiti lì e scrivi”. Allora lei rilegge Madame Bovary. Sfoglia cataloghi in Biblioteca. Tempo dopo dirà:”Avevo avuto una rivelazione. Il mondo era un mondo maschile, la mia infanzia era stata fondata sui miti creati dagli uomini. Io non avevo certo reagito a quei miti come un ragazzo”. Ne parla con Sartre, il suo “amore necessario”, ci pensa a lungo. A trentanove anni fa la sua scelta: “Si sarebbe occupata della condizione femminile”. E il suo credo diviene questo:” Io sono un’intellettuale e attribuisco un valore assoluto alle parole e alla verità”. Lei si chiama Simone de Beauvoir… Invece Gabrielle un giorno dirà:” Nella mia giovinezza non ho mai, dico mai, desiderato scrivere. No, non mi sono mai alzata di nascosto la notte per scrivere un verso a matita sul coperchio di una scatola da scarpe”. Annoiata dalla vita in campagna, senza dote e prospettive, la giovanetta aspetta soltanto che qualcuno la porti via. E qualcuno arriva, Henry, quattordici anni più di lei, per sposarla e portarla a Parigi. Lui fa il giornalista e lei lo adora. Un giorno lui ha un’idea: le esorta a mettere per iscritto i racconti di fanciulla che spesso gli ha fatto, poi la chiude a chiave in una stanza per quattro ore. Gabrielle ha paura, grida che qualcuno l’aiuti. Poi i ricordi cominciano davvero a fluire, e nascono “parole piene di sapore, fragranza, palpito. Parole che non sapeva neanche di conoscere e di contenere”. I suoi scritti hanno successo, Henry li pubblica col proprio nome; Henry la tradisce, la spinge a fare cose che lei non vorrebbe; Henry le ha anche cambiato il nome, facendole adottare il suo cognome da ragazza. Lui presto sarà solo un ricordo sbiadito, lei, Colette, “lo scrittore francese più naturalmente grande”, per usare le parole di Henry de Montherland, tra il 1900 e il 1950 scriverà circa settanta romanzi, sarà insignita delle più alte onorificenze e la sua fama andrà ben oltre la sua epoca…

Simone de Beauvoir e Colette sono soltanto due delle dieci voci femminili tra le più importanti del ‘900 protagoniste del saggio di Grazia Livi, giornalista, scrittrice, critico letterario, che di se stessa ha detto:” La mia vita è una storia di parole pensate”. Non sono però soltanto scrittrici le donne che si incontrano tra queste pagine ma anche personalità che si son distinte in altri campi come Agnes Bojaxhiu, più nota come Madre Teresa di Calcutta. Si tratta di un romanzo-saggio (Premio Viareggio 1991 per le edizioni La Tartaruga che lo pubblicò per la prima volta) fuori commercio da tempo e ristampato da Iacobelli con una nuova edizione curata dalla stessa Livi, morta pochi mesi prima dell’uscita. Un genere ibrido, un saggio critico a tutti gli effetti, che non si limita alla biografia ma si spinge nelle pieghe dei pensieri e dei sentimenti, e che sovente si arricchisce di citazioni, brani di critica , versi che in qualche modo riguardano il personaggio che sta raccontando, in un tono che mai si fa accademico e pedante. Piuttosto la storia scorre fluida, spesso come un flusso di coscienza, libera come un fiume in piena, con pensieri che si inanellano l’uno nell’altro. Alcuni di questi personaggi sono particolarmente cari all’autrice che già li ha raccontati in un saggio intitolato Da una stanza all’altra. Nel complesso quest’opera appare non già come il racconto della nascita del femminismo in sé, quanto piuttosto dei germi di una coscienza femminista che ha “rivelato” alle donne, che desideravano scrivere e saggiare spazi tradizionalmente maschili, che era possibile “regnare al centro di se stesse” senza avere remore. E senza il timore di percorrere la propria strada, proprio come fece Colette, donna libera e disinibita nei primi del ‘900. Donne accomunate da una “rivelazione”, una presa di coscienza improvvisa che ad un certo punto le ha portate a pensarsi e a proporsi in maniera diversa. Un’opera importante, anche non semplice da leggere, che spesso chiede al lettore una specie di abbandono per poter apprezzare meglio le storie narrate. Da leggere, sottolineare, amare.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER