Le macchinazioni

Le macchinazioni

Il giorno nasce, diffondendo un presagio di purezza. Per qualche secondo la luce che si spande tutto intorno sembra essere addirittura proprio quella che si immagina aver illuminato nientedimeno che la creazione. Poi, nel batter d’occhio che separa gli ultimi istanti della notte dai primi della mattina, il profilo, vago, della luna si nasconde e il cielo d’improvviso si tramuta in un’esplosione, anzi, in un’universale infusione di un unico tono. Il blu. Su in alto, in piedi alla finestra del suo studio, c’è un uomo che guarda attendendo che la città si desti del tutto. È raggiunto da una serie di rumori di vita, che però gli paiono indistinti e indistinguibili. Gli inondano nonostante questo la mente di ricordi. Particelle di polvere mulinano pigre nei raggi del sole. L’uomo si ritrova a riflettere. Pensa infatti che Londra stessa rassomigli in modo evidente alla mente, che sia le strade che i viali, le fogne, le gallerie e quant’altro compone la metropoli alludano in realtà nientedimeno che a porzioni del cervello…

Baret Magarian, nato casualmente in un anno che niente affatto per caso è un significativo simbolo di rivoluzione, ossia il 1968, musicista e scrittore londinese di origini anglo-armene e inoltre giornalista, regista teatrale e poeta, ormai da molto tempo (tanto che padroneggia l’italiano alla perfezione) trapiantato a Firenze, è stato accostato da Jonathan Coe persino a Kafka, Calvino e Pessoa. Con Le macchinazioni realizza un’affilatissima esegesi sul tema dell’identità, della sessualità, del senso della vita, intensa, profonda, appassionante, mai retorica, intrigante. Gli uomini e le donne sembrano essere sempre infatti alla ricerca solo e soltanto di ciò che non possono avere, si chiedono come poter soddisfare i propri desideri, le proprie ambizioni, come fermare l’inesorabile flusso del tempo, come sopravvivere al dolore e alla disperazione, e soprattutto alla perdita della memoria, come esistere per sempre: così fa anche il protagonista del romanzo, Bloch, che, un giorno, essendo un affermato scrittore di Londra, decide di dare alle stampe un racconto sul suo amico Oscar, per il quale immagina un destino da profeta, diverso e migliore rispetto a quello che gli è toccato in sorte, ossia di essere un pittore fallito. Ma come il quadro invecchiava al posto di Dorian Gray, così man mano che la trama procede i suoi dettagli immaginari si avverano.



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