Le Marche al sapor diVino

Le Marche al sapor diVino

Quando si parla del vino come prodotto culturale, si fa una certa fatica a farsi comprendere. Eppure nel mondo il “brand Italia” è intimamente legato ad una percezione della cultura del Bel Paese, sia che si parli di piccole e medie imprese dei più svariati settori commerciali, sia che si parli di enogastronomia. E la cultura del nostro Paese è per definizione plurale, regionale, territoriale, al limite localistica: plurale come il nome di alcune regioni, tra le quali le Marche. Una regione, questa, che si è distinta nel tempo per la varietà sovrapposta di diverse eccellenze del made in Italy, ma che sta sempre più legando la sua fama anche ad una sapiente produzione di qualità in ambito vinicolo: diversi vini a “Denominazione di Origine Controllata e garantita” (DOCG), svariati a “Denominazione di Origine Controllata” (DOC), importanti vini a “Indicazione Geografica Tipica” (IGT). Ormai, per le Marche, non si parla più del solo Verdicchio, Castelli di Jesi Riserva – che, nato DOC nel 1995, dal 2011 è DOCG -, ma lega la sua capacità produttiva e promozionale nel settore enologico anche a un rosso corposo, sapido e armonico, il Rosso Conero DOCG Riserva, di cui troviamo tracce già in Plinio. La Vernaccia di Serrapetrona, addirittura, è una DOCG che risale al 2003: tre fermentazioni in botte e altre rifermentazioni successive, la rendono un vino di grande impatto olfattivo e gustativo, di suggestiva persistenza, quasi esemplare per la tipologia di vino. Questa complessa e articolata, plurale realtà enologica si sposa e – si direbbe volentieri – fa coppia di rara perfezione con l’intricato groviglio di luoghi ed eventi culturali, tradizioni artigianali e specialità gastronomiche insieme a peculiarità linguistiche che ne restituiscono l’unicità territoriale e la eccellenza delle capacità produttive…

Non è facile trovare guide ai vini di una regione d’Italia in grado di coniugare in maniera intelligente e perfettamente intellegibile gli aspetti ‘tecnici’ legati alla valutazione di questa bevanda di Bacco agli aspetti più intimamente legati al territorio, alla cultura, alle tradizioni artigianali, in una parola all’essenza identitaria territoriale che di quel vino è matrice imprescindibile. Questa strana guida ai vini marchigiani, in effetti, diventa un baedecker per un turismo enoculturale consapevole, una sorta di libro delle specificità regionali che – nel caso delle Marche – ben esprime il legame tra territorio e cultura locale, prodotti della natura lavorati dall’uomo e luoghi di storia e cultura, sagre, feste, manifestazioni artistiche e produzioni di vini d’eccellenza. Come dire, tutto comincia e finisce nel territorio: che nel caso dell’Italia, e le Marche in ispecie non fanno eccezione, significa perfetta sintonia e identità tra uomo, sue produzioni manifatturiere e natura, in un continuum che racconta storie d’uomini e di terre, di lingue e culture racchiuse in bottiglia d’eccellenza e di irripetibile unicità.



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