Le montagne ghiacciate di Kolyma

Le montagne ghiacciate di Kolyma
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Primi anni Ottanta. La Guerra fredda sembra diminuire la sua morsa mortale sull’intero pianeta. Johnny Porter è uno studioso canadese di fama, molto anticonformista e sui generis. La sua peculiarità, oltre a quella di essere un indigeno della nazione dei Gitskan, è di essere un cultore dei dialetti siberiani, di cui conosce ogni minimo dettaglio. Per questo e per altri motivi, Porter viene spesso ingaggiato dalla CIA per dei compiti in genere molto delicati. Un giorno il linguista riceve un messaggio molto particolare. Il mittente è uno scienziato russo, Efraim Rogachev che, in punto di morte, lo supplica di raggiungerlo da solo. Il messaggio arriva direttamente da una base scientifica sulle alture di Kolyma, nella Siberia più profonda, regione famosa solamente per i Gulag di epoca sovietica da cui nessuno faceva più ritorno. L’uomo di scienza, in seguito alla morte della moglie per un tanto tragico quanto misterioso incidente d’auto, è stato spinto a stabilirsi a Kolyma in qualità di direttore di un centro di ricerca top secret. L’incarico è permanente e le ricerche vertono sulle teorie dell’evoluzione umana, dato che nell’area sono stati ritrovati resti di un mammut ucciso ben quarantamila anni fa da un Homo Sapiens. Come è possibile? L’occasione appare fin troppo ghiotta a Langley per non tentare di scoprire su cosa i russi stiano compiendo ricerche così segrete. Sfidando ogni rischio e forte delle sue competenze linguistiche che gli consentono un mimetismo totale tra i locali, Porter parte alla volta della Siberia per una missione apparentemente suicida…

Le montagne ghiacciate di Kolyma dell’autore Lionel Davidson è un solido romanzo di spionaggio molto complesso, con un ritmo narrativo sempre avvincente e un finale totalmente inaspettato. La sua forza principale sta nel suo impianto classico da spy story anni Settanta, corroborato da una cura quasi maniacale per i dettagli: i piccoli tasselli trovano sempre il proprio posto, senza mancare mai in nessuna occasione di coerenza o di veridicità Altra grande protagonista del romanzo è la Siberia, con i suoi spazi immensi e inesplorati e la sua atmosfera unica. Le descrizioni minuziose e particolareggiate degli scenari, complice anche una traduzione sempre impeccabile e senza sbavature, coinvolge molto e spezza il racconto, contribuendo ad accrescere ancora di più la tensione nelle successive scene di azione. Lionel Davidson, giornalista freelance scomparso nel 2009 all’età di ottantasette anni che ha girato il mondo e con un passato da sommergibilista durante la Seconda guerra mondiale, è un autentico maestro del genere, apprezzato per il suo stile à la Le Carrè perfino da un grande scrittore come Graham Greene. Il romanzo risale al 1994, dopo una stesura di quindici lunghi anni, e Mondadori dopo più di vent’anni, in maniera molto lungimirante, ha deciso di ripubblicarlo. Brillante la prefazione di Robert Harris che definisce Le montagne ghiacciate di Kolyma un autentico capolavoro. Vera nota di classe della produzione è la cura riservata al comparto linguistico, dato che il protagonista è poliglotta e questa sua abilità lo aiuterà in massima parte a svolgere la sua missione con successo. Ogni lingua e ogni dialetto vengono rappresentati con cura e dovizia di particolari e il lettore sarà invogliato ad approfondire l’argomento, una volta terminata la lettura del romanzo.

 

 

 

 
 
 
 

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