Le nere ali del tempo

Le nere ali del tempo

A dieci anni appena compiuti, tutto nel mondo di William Bellman è gioco, amicizia e divertimento, ma sopratutto sfida e competizione, ingaggiata ogni giorno nei campi con i suoi tre migliori amici: Fred, Luke e suo cugino Charles. I quattro ragazzi conducono vite diverse in quel di Whittingford, piccolo paese dell’Inghilterra, ma sono accomunati dall’età e dalla straordinaria coincidenza di essere nati tutti lo stesso mese dello stesso anno. “Scommetto che riesco a colpire quell’uccello”, dice William quel pomeriggio, indicando il ramo lontanissimo di una quercia su cui è posato un corvo, uno dei tantissimi che ogni giorno si riversano nel campo in cerca di larve di tipula. Sebbene eccitati per la sfida appena lanciata i tre amici sono scettici, e per dirla tutta, anche William si rende presto conto di averla sparata grossa: l’impresa appare impossibile, ma il ragazzo mantiene il contegno. Sfila la sua fionda di legno di sambuco dal cinturino (una Y così perfetta era davvero rara da trovare in natura!) dandola in custodia a suo cugino, mentre, molto lentamente, si mette alla ricerca della pietra perfetta: deve essere liscia e tondeggiante, molto somigliante ad una biglia, secondo la mistica. Una volta trovata, carica la fionda, certo che non riuscirà nell’impresa:l’uccello è davvero troppo lontano, ma William si concentra a tal punto da non sentire alcun rumore attorno a sé. Traccia mentalmente l’arco, si posiziona con le gambe e le braccia. Tira: la pietra ci mette una vita a viaggiare lungo la traiettoria preordinata e il ragazzo spera che intanto l’uccello voli via sbeffeggiandolo. Ma quello rimane immobile e viene abbattuto, tra le grida di giubilo degli amici e lo sbigottimento di William in preda a sentimenti contrastanti, invaso da una sensazione a cui non sa dare un nome, una sensazione che gli si propaga per tutto il corpo mettendo radici. Si sente colpevole, tanto che nel tornare verso casa, girandosi per l’ultima volta verso il ramo su cui pochi minuti prima era appollaiato l’uccello, col sole del tardo pomeriggio negli occhi, gli sembra di vedere un raduno silenzioso di corvi che lo fissano con occhi accusatori. E accanto al tronco dell’albero, un bambino. Ma non è uno dei suoi amici tornato indietro alla quercia: è basso, molto magro. E ammantato di nero. William quella sera è pallido e taciturno; sua madre lo coccola e gli riscalda il letto, ma il giorno dopo, e per metà della settimana seguente, febbre e dolore si impossessano di lui, mentre si impegna con tutte le sue forze per dimenticare lo spiacevole episodio del corvo. E ci riuscirà, per buona parte della sua vita, almeno finché la morte non deciderà di tornare a fargli visita, cominciando a portargli via, ad uno ad uno, le persone a lui più care...

Si dice che la legge cosmica funzioni per compensazione, e che se un equilibrio viene rotto, l’universo agisca in modo da porvi rimedio. Quel giorno nel campo è l’equilibrio tra uomo e animale ad essere violato; il piccolo William si trova così a compiere un grande passo verso il mondo adulto, trovandosi improvvisamente di fronte al senso di colpa ma sopratutto prendendo coscienza della morte, e di come quella nera signora cammini sempre a fianco a noi, impercettibile quasi, ma sempre pronta a manifestarsi allo scoccar dell’ora. Il fatto che sia stato abbattuto un corvo non è di buon auspicio, perché notoriamente si tratta di un animale che non dimentica mai i torti subiti: mitologia, esoterismo e credenze popolari di tutto il mondo identificano il corvo come estremamente calcolatore, opportunista e vendicativo, associandolo quasi sempre alla morte e al male, in virtù della sua abitudine di cibarsi di cadaveri cavandone gli occhi dalle orbite. Addirittura si dice che il diavolo, e gli spiriti di alcune streghe, prediligano assumere proprio le sembianze di un corvo durante le loro trasformazioni. La vendetta non tarderà ad arrivare, e colpirà il protagonista proprio all’apice della sua realizzazione affettiva e della sua fortuna come imprenditore a capo dell'opificio di famiglia. Numerosi infatti i lutti che segneranno la sua esistenza: suo zio, suo cugino, i suoi amici; una terribile epidemia gli porterà via la moglie e tre dei suoi figli, mentre Dora, la sua primogenita, rimarrà appesa ad un filo, devastata nel corpo e nell’anima. E al povero William non resterà che mercanteggiare, scendere a patti con lui, Black ‒ allucinazione o realtà? ‒, quello strano e misterioso uomo che vigila sulle tombe dei suoi cari all’ombra del cimitero, avvolto nel suo mantello nero, perfetta incarnazione del dolore (ben lungi dall’avere il florido aspetto del fascinoso Brad Pitt che veste i panni della morte in Vi presento Joe Black). Le nere ali del tempo (titolo originale Bellman & Black) è il secondo romanzo di Diane Setterfield, una dark story ambientata in epoca vittoriana, scorrevole e suggestiva, continuamente in bilico tra sogno e realtà, pregna di quelle atmosfere che richiamano alla mente alcuni tra i più grandi classici della letteratura inglese, da Cime tempestose a Jane Eyre. La scrittura della Setterfield è aggraziata ed elegante, e se vogliamo trovare una pecca al suo romanzo questa può risiedere nel finale forse prevedibile, e nella ripetitività della sua parte centrale. Tra le righe, anche qualche monito: attenzione a far troppo gli spavaldi, perché ogni nostra azione, apparentemente piccola e insignificante, può provocare delle grandi conseguenze. E ancora: definiamo ciò che rappresenta per noi una priorità, e non perdiamoci in cose futili. Che il tempo è tiranno.



 

 

 

 
 
 
 

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