Le notti al Santa Caterina

Le notti al Santa Caterina
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Ferrara, monastero Santa Caterina. Una notte del 1570. Tutte le consorelle sono chiuse nelle loro celle. Suor Isbeta è alle prese con irti peli che le spuntano dal mento. Suor Benedicta compone una musica e la testa le rimbomba di voci. Suor Perseveranza fa i conti con il cilicio che le procura insopportabili piaghe e sofferenze. Le stesse sofferte dal suo amato Cristo crocifisso. Suor Umiliana, maestra delle novizie, cerca Dio concentrata nella preghiera del rosario. Suor Zuana cerca, attraverso le erbe officinali, il modo per guarire le ferite delle sue consorelle. Ferite corporali quanto spirituali. Unico rimpianto è non aver potuto realizzare il sogno di diventare medico come suo padre. Un padre che ancora adesso occupa i suoi pensieri, nonostante i sedici anni trascorsi ormai dalla sua morte. Tutte concentrate nei loro pensieri e impegnate nel loro daffare. Eppure non è possibile ignorare i singulti che provengono dalla cella della novizia appena giunta. A Zuana spetta il compito di lenire quelle sofferenze, di placare gli animi con le sue preparazioni. Ma la perdita della libertà e dei sogni di ragazza non è cosa facile da curare. La novizia, figlia di una nobile famiglia milanese, è stata portata in convento contro la sua volontà. È sconvolta. Le sue urla e le sue lacrime sono colme di rabbia. Ma Serafina, la novizia, porta in dote natali nobili, una ricchezza cospicua e una voce da usignolo e non possono farsela scappare…

Al Santa Caterina, ricco convento benedettino di monache, più difficile della castità sembra sia l’obbligo di osservare il silenzio. Le regole servono a mantenere l’ordine contro gli sconvolgimenti che provengono dall’esterno: la Riforma Protestante spinge la Chiesa ad una rinnovata rigidità, la politica è corrotta e dipendente da potenti famiglie benestanti. Fuori c’è un mondo maschilista che rende la donna schiava, obbediente e silente. Dentro regna un governo democratico tutto al femminile, lontano da epidemie e molestie, fatto di allusioni e mortificazioni camuffate da atteggiamenti consolatori, ma anche di legami intensi, come quello tra Zuana e Serafina. Il modo di descrivere le relazioni, attraverso accurate e dettagliate descrizioni, i piccoli gesti della vita quotidiana, i dialoghi che esprimono tutta la carica di sentimenti che le protagoniste vivono, rendono ‘Le notti al Santa Caterina’ un romanzo intenso capace di una profondità psicologica raffinata. La storia resta sullo sfondo (Sarah Dunant insegna Storia del Rinascimento) ma interviene nel racconto e interferisce pesantemente sui comportamenti e sulle scelte delle protagoniste, condizionando le singole storie. Il ritmo è dato dall’alternarsi dei punti di vista e riflette il conflitto tra la pacatezza della disciplina e l’ardore della curiosità verso la vita, tra le tentazioni e le aspirazioni, tra il peccato e la penitenza. Tra obbedienza e libertà. Sarà poi vero che “omnia vincit amor”?



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