Le notti di Vladivostok

Le notti di Vladivostok

Svegliarsi a Vladivostok invece che a Irkutsk non è certo la situazione più strana in cui la vodka e una cronica sbadataggine abbiano cacciato Thomas Rawicz, come può testimoniare Marie, la donna che lo aspettava all’altro capo della linea ferroviaria e che assiste con ormai rassegnato affetto alle continue disavventure del suo uomo. Anche essere incatenato a un termosifone, sorvegliato da Wanglin e Zu Wenghuang, detto Zuo Luo (Zorro) , due cinesi che lo hanno scambiato per Thomas Krawczyk, non è uno scenario che gli desti particolari preoccupazioni. La situazione comincia a farsi veramente strana quando le coincidenze prendono il sopravvento e il controllo degli eventi , ad un ritmo sempre più incalzante. Wanglin è in realtà l’autore di un libro che ha per protagonista Zhu Wenghuang , ma quest’ultimo sembra essere l’unico totalmente all’oscuro della cosa. I tre, neanche a dirlo, finiranno per stringere un sodalizio a base di vodka e letteratura che li porterà sulle tracce del losco trafficante Krawczyk, trait d’union tra la mafia russa e quella cinese, aiutati dall’ineffabile e poco credibile turista francese Eric, che è l’unico ad aver visto il criminale, che, a proposito di coincidenze, alloggia nel suo stesso albergo…

Christian Garcin costruisce davanti agli occhi tra l’incredulo e il divertito del lettore un avvincente puzzle la cui trama narrativa si muove dimostrando un notevole sprezzo pericolo lungo il baratro del ridicolo costeggiandolo senza mai, però, rischiare veramente di cadervi. I personaggi sono ben delineati e si muovono con disinvoltura su scenari che si fanno sempre più surreali, alle prese con coincidenze, equivoci e amnesie da sbornia. La città di Vladivostok, così come le altre citate nel testo, è descritta con una passione e un grado di conoscenza che si possono ricondurre alla grande passione di Garcin per i viaggi; gli intrecci criminali descritti sono verosimili e gli eventi storici, anche i più remoti o dimenticati , come la guerra sino-sovietica del 1969 sono ricostruiti con stile asciutto e incastonati ad arte nella trama. Lo stile impeccabile, ben reso da una traduzione attenta, lascia immaginare una formazione giovanile dell’autore molto solida, che deve alle Avventure di TinTin non meno che a Louis Aragon o André Breton.



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