Le novelle del defunto Ivan Petrovič Belkin

Le novelle del defunto Ivan Petrovič Belkin
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Silvio è un tiratore infallibile, eppure da anni non si batte con chi lo offende. Tempo prima, quando era un ussaro stimato, trovatosi a duello con un giovane e sfrontato ufficiale era rimasto irritato nel vedere il suo avversario mangiare delle ciliegie nell’attesa che lui gli sparasse. Così non gli aveva tirato contro, aspettando l’occasione giusta per vendicarsi di una tale indifferenza alla vita… Molti sono i pretendenti dell’avvenente e ricca Marja Gavrilovna. Ma lei è innamorata di Vladimir, un modesto alfiere dell’esercito che mai i suoi genitori le farebbero sposare. L’unica soluzione è unirsi in matrimonio di nascosto. La sera in cui i due giovani devono segretamente convolare a nozze si scatena una tremenda bufera di neve nella quale si perde lo sfortunato Vladimir, mentre Maša l’attende invano in chiesa… Chiunque veda gli occhi e le fattezze di Dunja, la figlia del maestro delle Poste Simeon Vyrin, ne rimane ammaliato. Non fa eccezione nemmeno il capitano Minskij che arriva al punto di rapirla ingannando il povero padre, e di portarla con sé a Pietroburgo. Al vecchio, dopo il vano tentativo di riprendersi la ragazza, non resta altro che rassegnarsi al destino: Dunja o vivrà nel lusso amata dal suo uomo o, sfiorita la bellezza, finirà sulla strada…

Questa de Le novelle del defunto Ivan Petrovič Belkin è un’iniziativa editoriale intelligente, della quale va reso merito alla Kogoi. Non solo perché sono proposti alcuni dei racconti più fascinosi di Aleksandr Sergeevič Puškin, ma perché sono presentati nella traduzione di Leone Ginzburg, esperto conoscitore della letteratura russa oltre che sfortunato antifascista. Inoltre, a corredo del testo sono stati opportunamente inseriti due brevi saggi, uno dello stesso Ginzburg sulla difficile arte del tradurre, l’altro di Piero Gobetti sulla versatilità letteraria del grande scrittore russo. Che Puškin sia stato un autore eclettico lo conferma anche questa raccolta nella quale cambia continuamente registro, passando dalla cupezza alla serenità, dalla passione alla delusione, dall’irrazionalità alla razionalità, il tutto condito da una raffinata ironia. A dominare, nella più stretta tradizione novellistica, sono il caso e la coincidenza, fatti di improvvisi incontri che possono cambiare l’esistenza. Sullo sfondo vi è un ottimismo malinconico che non fa mai sfociare il dramma in tragedia: il destino è beffardo, ma dietro l’angolo si nasconde sempre una possibile felicità. Questo è visibile in personaggi come Silvio, Marja, Dunja, Liza, travolti sì dai sentimenti però capaci di controllarli e di indirizzarli alla virtù. Se ce ne fosse ancora bisogno, in questa breve opera Puškin mostra, come è puntualmente sottolineato da Gobetti, le sue doti di “osservatore” della realtà e della condizione umana e la facilità di narrare, rendendo il particolare universale, il complesso semplice.

 

 

 

 
 
 
 

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