Le ossa di Cartesio

Le ossa di Cartesio
Inverno 1650, Stoccolma. Ė notte, e in casa dell'ambasciatore francese in Svezia Pierre Chanut si sta consumando un dramma. Su un letto giace morente un uomo di 53 anni che brucia di febbre e di rabbia rifiutando con disprezzo la proposta di un salasso da parte del medico olandese della regina Cristina, tale Wullen. Quell'agonia non è un'agonia qualsiasi, perché quell'uomo non è un uomo qualsiasi, bensì René Descartes alias Cartesio, uno dei massimi pensatori del momento, l'uomo che con il suo Discorso sul metodo ha messo in moto un cambiamento culturale epocale, l'uomo che da più parti si ritiene sul punto di regalare all'umanità un decisivo passo in avanti nel campo della Medicina, l'uomo che ora maledice il momento in cui ha accettato le lusinghe di Chanut e della corona di Svezia per recarsi in quel luogo freddo e inospitale dove la polmonite e il suo destino erano in agguato. Dopo che Cartesio ha esalato l'ultimo respiro, Chanut – roso dai sensi di colpa - lo fa seppellire in un minuscolo cimitero di periferia, quasi in segreto. Ma nel 1666 i suoi resti vengono riesumati e trasportati in pompa magna – quasi come fossero reliquie – a Parigi. Qual era stato il percorso di vita che aveva portato un bambino dalla salute malferma a diventare prima uno studente brillante deluso dall'approssimazione del sapere della sua epoca, poi un soldato e infine un intellettuale di riferimento venerato come un santo dopo la morte? E soprattutto, quale mistero grava sulle sue ossa, visto che nel 1819 si scoprì che nella sua tomba mancava il cranio, trafugato da ignoti?
Raccontare la vita e la morte di un filosofo-scienziato tra i più grandi della storia, l'impatto e le ricadute del suo pensiero sul suo tempo e sul passaggio al mondo moderno, ma soprattutto il mistero legato ai suoi resti terreni, trafugati, utilizzati quasi feticisticamente, perduti e riavvistati innumerevoli volte, è impresa che farebbe tremare i polsi di chiunque. Non quelli di Russell Shorto, giornalista investigativo collaboratore del New York Times che qualche anno fa ha debuttato in libreria con un magnifico saggio sulla storia di Manhattan. E il coraggio di Shorto – che qualcuno avrebbe potuto prendere per folle temerarietà - appare giustificato sin dalle prime pagine de Le ossa di Cartesio, tali sono la facilità di scrittura, la chiarezza e la scioltezza con le quali l'autore affronta il complesso tema che ha scelto. Un po' National Geographic un po' romanzo gotico un po' biografia: se volete reinnamorarvi della Filosofia come ai tempi del liceo, questo è il libro per voi.

Leggi l'intervista a Russell Shorto

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