Le ossa di san Lorenzo

Le ossa di san Lorenzo
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È il 10 agosto del 1995 a Parras, nello stato del Coahuila, Messico settentrionale. La gente smania di vedere all’opera il Grande mago Padilla. Questa volta la sfida è impegnativa: l’escapologo Juan Borrado, intrepido esperto di fughe, si metterà in gioco davanti al pubblico. Tutti sono stati invitati a portare catene, lucchetti, corde e qualunque strumento atto a legare l’uomo all’interno del cilindro colmo d’acqua in cui è disposto a immergersi. “La realtà è una; le sue letture, infinite. Il mago e il suo pubblico hanno interpretazioni diverse dei fatti”. È il 20 maggio del 2001 a Torreòn nello stato del Coahuila. Alla televisione trasmettono le finali di calcio e i bar sono pieni di gente ipnotizzata dal gioco sugli schermi. Un uomo, Farid Sabag, aspetta la pausa per andare in bagno, qualcuno lo aggredisce, lo lega e dopo averlo massacrato di botte lo soffoca con un sacchetto di plastica. Sono le 17.47 quando un altro avventore e il barista sfondano la porta del bagno chiusa dall’interno e trovano il corpo. Il dottor Alberto Albores è a conoscenza di questi delitti, in seguito al suicidio di un suo paziente decide di scrivere un libro che raccolga eventi e testimonianze a lui noti come terapeuta del presunto omicida, autilizzando interviste fatte a coloro che sa coinvolti: “Ancora oggi continuo a pensare che, se mi fossi arrischiato a rivelare in tempo ciò che sapevo, si sarebbero salvate due vite. Non dirò che ho taciuto per motivi etici. L’ho fatto per paura. È facile capire perché, una volta chiuso il caso, il senso di colpa mi spinse ad abbandonare la professione per dedicarmi a ricomporre le fila di questa storia.” Che cosa lega questi eventi luttuosi? Cosa ha portato a scatenarli? Al dottor Albores spetta una complessa ricostruzione…

Scambi di persona, nomi falsi, delitti, sparizioni, relazioni ingarbugliate e un fiume inarrestabile di bugie e dissimulazioni. Così prende forma l’intricata trama del romanzo, mentre la storia si dipana attraverso salti temporali e cambi di prospettiva, utilizzando le registrazioni delle sedute di psicoterapia del dottor Albores e l’analisi degli atti giudiziari dei processi. Il lettore ha tra le mani un rompicapo e dettaglio dopo dettaglio ne scopre i meccanismi. La trama principale parla di un delitto, ma vi sono altre linee narrative che affrontano il problema della corruzione latifondista in Messico e dello sfruttamento dei lavoratori, il coinvolgimento delle forze dell’ordine e la reazione dei dissidenti che arrivano rischiano la vita per smascherare tutto ciò. E in ogni pagina, forte e vincolante, la potenza spirituale di un popolo che lotta per conservare le proprie tradizioni e la ricchezza culturale che lo caratterizza: erbe, amuleti, veggenti. Il Messico della magia e del soprannaturale. Alfonzo Vicente, nato a Torreòn, attinge al proprio bagaglio di impressioni e esperienze personali per descrivere i luoghi in cui è ambientata la storia. E probabilmente il fatto di avere un fratello gemello gli ha permesso di spiegare con sensibilità le sensazioni e i dissidi che caratterizzano i fratelli Ayala. Sviluppa così un racconto intrigante che non delude e scatena emozioni nel lettore. Interessanti le note a fine testo scritte da traduttore e curatore, che sottolineano come sia stato impegnativo e quindi parte del gioco a incastri, rendere in italiano alcuni termini, inclusi i cognomi dei personaggi, scelti non casualmente dall’autore, ma funzionali alla trama, come indizi disseminati nel testo.



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