Le passioni fragili

Le passioni fragili

La malattia, un’esperienza che mette gli individui a dura prova: il malato, certamente, ma anche le persone che gli sono accanto. Che ne è della vita che si conosceva prima, della leggerezza, della spensieratezza? La malattia ricorda all’uomo che la sua esistenza non è eterna. Dal tema della malattia al tema del dolore il passo è breve, anche se non è solo la (mancanza di) salute a provocare dolore. Per molti dolori, forse ormai tutti, esiste la medicina giusta: un attimo, una pillola e il dolore è sparito. Ma è davvero questo il modo giusto di intervenire, sedare il dolore, anestetizzare le anime, appiattire tutte le differenze? Andrebbero espresse, al contrario, intervenire con l’ascolto e la parola prima che con i farmaci. Anche in questo caso, però, senza abusi, tenendo bene a mente che anche i silenzi hanno la loro importanza nella sofferenza dell’anima. Quali, per esempio, le sofferenze tipiche dell’adolescenza, così estreme (come ogni sentimento in quella fascia d’età) da portare, in qualche caso, perfino al suicidio. Questa scelta drastica può anche essere il frutto di un percorso più lungo e meditato, che ha le sue radici in quella profonda malinconia di vivere che ogni giorno erode qualcosa all’ansia positiva del domani. In questo quadro di sentimenti e passioni dolorose, qualche volta patologiche, quale può essere il ruolo della psichiatria?…

Psichiatria e letteratura, o meglio la psichiatria attraverso la letteratura. In queste pagine il medico torna ad affrontare un tema molto caro tanto alla sua pratica clinica quanto alla sua produzione letteraria: il rapporto tra psiche e parola. L’importanza dell’ascolto, del silenzio, della comprensione, il potere a volte salvifico a volte distruttivo delle parole: quanto di questo si ritrova nelle poesie di Nelly Sachs? Quanto nella potenza letteraria del Werther di Goethe? Quanto possiamo tributare, in termini di conoscenza stessa della malinconia, a Leopardi, Gozzano, Dickinson, Trakl, Pozzi? E quanto queste letture possono aiutarci a comprendere il dolore della nostra stessa anima o di chi ci sta attorno? Quanto invece può aiutare l’intervento medico, lo psichiatra, in ottica di messa in valore della sofferenza e non della sua negazione? Con parole eleganti ma non per questo meno dure, Borgna condanna l’approccio troppo velocemente farmacologico, che vuole riportare tutti gli individui a una apparente normalità negando qualsiasi dignità ai sentimenti dolorosi. Questi, invece, ci caratterizzano in maniera forte e riconoscerli può, per esempio, essere un grande supporto nell’accompagnare i ragazzi nel loro processo di crescita. Una lettura complessa e articolata, di certo non facile ma che offre spunti di riflessione coraggiosi non solo ai cultori della materia.



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