Le porte della foresta

Le porte della foresta
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È una fresca notte primaverile in Transilvania. Senza luna – il giorno prima ha piovuto e le nuvole non ne vogliono sapere di andarsene. Gregor ha solo diciassette anni ed è solo. Solo all’interno di una grotta nel bel mezzo della foresta, in compagnia di viveri, sigarette e coperte. Suo padre se n’è andato con la promessa di tornare entro tre giorni, ma tre giorni sono passati, e poi altri tre, e poi ancora altri. Non tornerà mai più. D’improvviso, nel silenzio di quella notte senza luci, Gregor ha un sussulto: dei passi! Si ripete che non deve avere paura. Pochi attimi dopo Gregor si trova faccia a faccia con un ebreo come lui, disarmato. Un ebreo senza paura e con una risata ipnotica, irriverente e allo stesso tempo detestabile. Gregor lo accoglie nella sua grotta. L’ebreo dice di non avere un nome, così il ragazzo decide di dargli i suo, quello vero, non quello che usa per non sembrare ebreo: Gavriel. Il diciassettenne e quello strano uomo poco più grande di lui passano insieme del tempo nella grotta e parlano. Finché un giorno vengono scoperti: cani e soldati setacciano ogni anfratto, ogni radice, ogni pertugio di quella foresta. Sono sempre più vicini alla grotta. E a quel punto Gavriel fa una cosa che Gregor non dimenticherà mai...

Le porte della foresta è uscito per la prima volta nel 1964. La Seconda guerra mondiale era finita da un po’ ormai, ed Elie Wiesel – trentasei anni, di cui uno passato nei campi di sterminio – era tornato a una vita più o meno normale. Qualche anno dopo avrebbe persino vinto il Nobel per la pace. Solo che gli orrori dell’Olocausto erano rimasti dentro di lui. Allora Wiesel pensò di scaraventarli sulla carta, di esorcizzarli raccontando storie: ne sono venuti fuori libri stupendi, tra cui questo romanzo. L’opera è divisa in quattro periodi – primavera, estate, autunno, inverno – che corrispondono alle stagioni attraverso cui si snoda la storia, ma non solo. Primavera, estate, autunno e inverno sono anche, metaforicamente parlando, le stagioni della vita del protagonista, il giovane Gregor, che a soli diciassette anni si trova a vivere e ad affrontare uno dei drammi più atroci di tutta la storia dell’uomo. Il romanzo segue uno stile piano, delicato, dietro alle parole però è celata una grande forza, una forza esplosiva. I personaggi che costellano la storia sono una miriade e ad ognuno Elie Wiesel dedica tempo, dona una dignità e un’identità. E forse, in fondo, il succo di tutto il romanzo è proprio questo: la costante ricerca di tempo, dignità e identità che muove l’uomo di tutti i tempi.

 

 

 

 
 
 
 

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