Le ragazze con le calze grigie

Vienna, 1911. Wally Neuzil ha diciassette anni, è arrivata in città solo da qualche mese. Dopo la morte del padre, lei, sua madre, le tre sorelle minori e la brontolona nonna Pfneisl sono partite per ricominciare nella “grande, magnifica, sconfinata” Vienna dei suoi sogni d’infanzia, così lontana e diversa dalle campagne fangose di Tattendorf dove Wally è nata. Sogni presto sfumati nella minuscola “topaia dai muri lerci di muffa” in cui sono costrette ad abitare, tra il freddo pungente, cinque bocche da sfamare e le carezze lascive di Herr Lindner per il quale Wally lavora nei fine settimana. Ha assolutamente bisogno di lavorare, per questo ha accettato di posare nuda per Egon Schiele. Un lavoro da modella capitato per caso, mentre era seduta su una panchina dell’Augarten. È stato allora che il pittore l’ha avvicinata. Forse Wally è stata troppo avventata, dichiarando di aver posato per i migliori artisti di Vienna, addirittura per Gustav Klimt in persona. Ma la bugia ha funzionato: ora è nell’atelier dalle altissime pareti bianche che odora di trementina. È solo arte, in fondo, e quei soldi le servono davvero. Potrà comprare finalmente delle uova e della farina, magari farne addirittura una torta. Mentre la giovane si denuda, pensando al suo corpo sgraziato e ai suoi “piedi da maschio”, come li ha definiti Schiele, il pittore la guarda dall’alto della scala sistemata al centro della stanza. Lo sguardo scuro, indecifrabile, un mezzo sorriso soddisfatto, quel piglio arrogante che ha colpito Wally sin dal primo momento. Vuole dipingerla così, Fraulein Neuzil, a volo d’aquila…

Romina Casagrande, insegnante, si è occupata di didattica museale e per Arkadia ha già pubblicato La Medusa e Lontano da te , ispirati rispettivamente ai lavori di Géricault e Millais. Non è nuova dunque a incursioni nel mondo dell’arte, che ripropone qui in una breve, godibile, delicata reinvenzione della storia di uno degli artisti più interessanti e controversi di primo Novecento. Originale e più che coerente rispetto alla centralità del femminile – seppur dal fascino ambiguo, distorto, provocatoriamente esplicito – nell’opera di Egon Schiele la scelta di filtrarla attraverso lo sguardo di due donne: Wally Neuzil, ragazza di campagna, musa del pittore, sua confidente e amante; Edith Harms, la giovane borghese che diventerà, nel 1915, moglie di Schiele. L’autrice utilizza, dichiarando le sue fonti, biografie e scritti autografi, diari, corrispondenze private, gioca ad incastonare nella finzione romanzesca citazioni testuali, segnalate dal corsivo o perle “nascoste” ad uso degli appassionati. È dunque la viva voce dei protagonisti a parlare, a guidare la penna dell’autrice tra narrazione e introspezione. Ed è forse per questo che i toni di quando in quando sembrano farsi esageratamente sentimentali o tendere all’eccessiva “normalizzazione” di una storia affascinante e problematica, dai momenti anche molto drammatici – si pensi ai ricorrenti scandali, all’accusa di stupro che porterà Schiele in carcere, alle oscure pieghe del suo passato che tanto peso avranno nella sua cifra artistica, all’avvento della Prima Guerra Mondiale. Ma più probabilmente, ipotizziamo, questo avviene inseguendo un intento ben preciso. Quello di distruggere lo stereotipo dell’artista maledetto e svelare il lato più umano di Schiele, il suo ego enorme ma fragile impegnato in un gioco turbolento, eccessivo, infantile e serissimo ad un tempo, che la società viennese del tempo, imborghesita e benpensante (ma non per questo meno ambigua), non riesce a comprendere fino in fondo. Il suo costante, febbrile desiderio di far coincidere arte e vita ed il pericolo, tutto reale, di confonderle. Ma arte e vita “non possono coincidere. Non nel mondo reale”. È una battaglia interiore mai del tutto svelata, quella di Schiele con i suoi fantasmi, che nessuna delle due donne riuscirà a sondare fino in fondo. Lo sguardo dell’artista pare andare sempre oltre, mentre dipinge e ama le sue “ragazze con le calze grigie”. Wally e Edith potranno solo accettare la realtà di Egon e amarla senza riserve, investite di una funzione salvifica che, più che dividerle sulla scia della rivalità amorosa o del diverso ruolo sociale, le avvicinerà sempre di più – sebbene la vicenda si sbilanci a favore di Wally, il personaggio più compiuto, amabile e pervasivo: a lei è dedicata la prima parte del libro, significativamente più lunga; sua, ancora, è la voce dolorosa, appassionata e quasi eterea che accompagnerà Schiele, fino al suo epilogo.



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