Le ragazze di New York

Le ragazze di New York
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1949, giovedì 3 marzo. Dopo approfondite ricerche e attente riflessioni, Charlotte ha spedito la sua domanda d’impiego a cinque agenzie pubblicitarie, selezionate con cura senza lasciarsi abbagliare dai loro prestigiosi uffici nei palazzi più imponenti e luccicanti di Madison Avenue, al centro del rutilante mondo di Manhattan. Quattro la scartano subito, augurandole, come di consueto, rammaricate per non poterla assumere, ipocritamente buona fortuna. Charlotte è infatti pressoché certa che la colpa sia della sua età. Di certo, dopo averla presa in considerazione per un attimo – con i suoi notevoli ma superflui studi presso l’Hunter College e il grembo ancora verginale di ventunenne ormai sull’orlo del declino –, i capi del personale delle agenzie hanno stabilito che fosse meglio assumere ragazze più giovani, fresche di liceo, e non una dattilografa che sarebbe andata presto in maternità e quindi avrebbe lasciato loro la rogna di doverla rimpiazzare… 2018, giovedì primo marzo. Thomas, piombando in sala riunioni con una grossa tazza di caffè in una mano e un sacchetto di Starbucks accartocciato nell’altra, incurante che gli sia scompigliato il ciuffo, come gli fa notare per canzonarlo Olivia, chiede, sbriciolando dappertutto il suo sandwich, se la telefonata che lui e i suoi colleghi, tra cui anche Matt, attendono per la conferma di essersi aggiudicati il progetto, sia già arrivata. Ma non sono ancora le nove del mattino…

Dedicato dall’autrice, che lo apre con una citazione addirittura di Henry David Thoreau, alle sue nonne, le vere Charlotte e Rose, cui le protagoniste di questo romanzo debbono i propri nomi, Le ragazze di New York vive dell’alternanza delle voci di Charlotte e Olivia e dell’oscillazione temporale fra il 1949, tra marzo e luglio, e il marzo 2018: l’amalgama è sapiente e di grand’effetto e riuscita, i dialoghi sono credibili, la trama solida, la caratterizzazione dei personaggi, delle situazioni, degli ambienti e dei sentimenti assai ben fatta. La vicenda del resto non teme il tempo, purtroppo: perché non ci siamo evoluti granché, non è cambiato molto. Una donna che vuole avere una vita privata soddisfacente e al tempo stesso affermarsi, realizzarsi, essere d’esempio anche in ambito lavorativo, specie se si tratta di un ambiente altamente competitivo, sessista, maschilista, misogino e mercificante come quello della pubblicità, che pensa solo a quanto si vende, andava, va e probabilmente, se non cambia la forma mentis, andrà incontro a molte più difficoltà di un suo coetaneo, magari meno qualificato.



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