Le ragazze invisibili

Le ragazze invisibili
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Gennaio 1999, sud della Spagna. La ragazza dal grande sorriso si sveglia per il rumore della pioggia sulla tenda sopra la sua testa. Resta con gli occhi chiusi, immobile, per non perdere i sogni, per fingere di essere ancora nel suo villaggio, sulle rive del fiume fresco e chiaro. Invece sono già tre mesi che è nel campo profughi. E questo è il suo rituale per iniziare la giornata senza sprofondare nel panico, per sperare anche quel giorno che succeda qualcosa di decisivo. Ma sa che non succederà niente, che chi è rifugiato è solo e che la solitudine proseguirà per tanto, tantissimo tempo ancora. Partita da una spiaggia del Marocco con molti altri, è una dei pochi sopravvissuti, non sa come e perché. Erano tanti in quella stiva, incatenati dai loro sogni di libertà, per sfuggire dall’inferno dei loro paesi. L’Europa era così vicina quando la nave ha fatto naufragio e i marinai sono fuggiti con le scialuppe lasciandoli a dibattersi per salvarsi in qualche modo, nell’acqua gelida, in mezzo alle grida, che a una uno si spegnevano, ma continuavano a urlare nella sua testa quando ha toccato terra e anche ora quando dorme…

Le ragazze invisibili, scritto nel 2001 da Henning Mankell e tradotto in italiano solo nel 2017, a due anni dalla morte dell’autore, è, purtroppo, una denuncia ancora attuale dell’amara condizione dei profughi e dei migranti. Il celebre scrittore svedese, ideatore della saga del popolare commissario Wallander da cui è stata tratta la fortunata serie televisiva omonima, ha vissuto per molto tempo tra Svezia e Mozambico e ha scritto anche sullo sfruttamento del terzo mondo e sull’immigrazione. Con questo romanzo conferma che la società non è cambiata, che la scelta dei profughi è dettata dalle drammatiche situazioni dei paesi d’origine e spesso scelta non è, che il flusso continuo di questi indesiderati in fuga continuerà e è destinato a mutare l’assetto dei paesi occidentali, nonostante facciano “di tutto per impedirti di arrivare dove vuoi arrivare”. Un testo beffardo e caustico che mette a confronto il mondo di Jesper Humlin, poeta di mezza età e con un pubblico di nicchia, vanitoso, senza alcun desiderio di prendersi responsabilità, con gli abitanti della periferia, i tanti invisibili che vivono alla giornata indossando storie indicibili. Mankell utilizza magistralmente registri diversi per dare voce ai diversi protagonisti della storia, personaggi che escono dalle pagine con la loro precarietà emotiva, comportamenti contraddittori, inquietudine esistenziale. Scrive con levità su tematiche che pagina dopo pagina diventano sempre più profonde e intime raccontando di persone che sopravvivono perché invisibili, ma esistono anche se vivono nell’ombra.



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