Le ragioni del sangue

Le ragioni del sangue
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Miami, un crogiolo di razze e culture diverse: la città più globalizzata degli interi Stati Uniti. Nestor Camacho è un americano di origini cubane e vive appunto a Miami: di professione fa l’agente di polizia. È nel corpo della Marina e passa le sue giornate a bordo di un motoscafo. Attorno a lui numerose vicende di immigrati che hanno trovato la fortuna nella città dello stato della Florida: un sindaco cubano come lui, un capo della polizia di colore, uno psichiatra inglese che si occupa di disturbi sessuali che prova  a conquistare ripetutamente la sua infermiera Magdalena, la donna amata da Nestor. La cornice della vita di Camacho è dorata e ricca di dettagli, ma la sua è un’esistenza anonima, perché è l’unico americano figlio di cubani che non sa parlare lo spagnolo: non è né carne né pesce. A cambiare le sue giornate, però, ci pensa un suo connazionale in fuga da Fidel Castro, che, arrampicatosi sulla cima dell’albero di una imbarcazione, lo costringe a un atto di eroismo per portarlo a terra sano e salvo: il suo limbo è terminato e per i suoi superiori ora, dopo la lotta col clandestino, è un eroe. Ma per i cubani Nestor Camacho, che ha consegnato uno di loro alla polizia, è appena diventato un traditore…

Tom Wolfe, già autore de Il falò delle vanità di savonaroliana memoria, affonda le proprie radici culturali e professionali nel giornalismo, e quindi ama infarcire i suoi romanzi di ingredienti tipici della denuncia sociale, dell’inchiesta. Dell’analisi giornalistica in questo caso specifico di quello che è il momento attuale di una città, Miami, popolata in maggioranza non più da americani ma da immigrati. A supportare l’attività di Wolfe, che racconta con precisione certosina la vita dei cubani in Florida, vi sono anche le recenti statistiche che confermano come quasi il quaranta per cento della popolazione di Miami sia rappresentato da questo gruppo etnico. Ma ci sono divisioni anche tra habaneri: chi, come Nestor Camacho, è cubano di seconda generazione - pertanto completamente estraneo alle vicende della sua gente d’origine - non perderà tempo a farsi bollare come traditore da chi a Cuba è nato, vissuto e cresciuto, per poi lasciarla con il fine di ricercare la fortuna e il sogno americano. C’è smarrimento, quindi, nel protagonista del romanzo, rinnegato anche dalla sua famiglia, che sente il bisogno di mantenere un’identità con le proprie origini, a discapito del futuro del figlio. Un duro, un latingo: un latino che diventa gringo. Per quanto appassionante, la vicenda di Camacho risulta alla lettura troppo diluita, troppo infarcita da elementi superflui, condizionati anche da una narrazione lenta e che incespica su descrizioni che risultano essere eccessive. Perché se da un lato il naturalismo di Wolfe, con l’analisi psicologica e sociale dell’attuale condizione americana e cubana, è pregnante e pertinente, non lo è la annaspante descrizione dell’ambientazione, dello scenario e dei momenti che dovrebbero racchiudere grande pathos e invece sono solo smorti.



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