Le rane

Le rane
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Il 13 giugno del 1936 nel distretto di Gaomi nasce la piccola Wan Xin, Wan significa “cuore” e il nome non potrebbe essere più emblematico per questa bimba, poi ragazza e donna, piena di passione e contraddizioni. Dopo aver frequentato la Scuola elementare per la resistenza contro il Giappone si diploma alla scuola di medicina della sua circoscrizione militare, a soli sedici anni inizia a esercitare la professione medica e in seguito studia tecniche ostetriche diventando una eccellente ginecologa. Wan Xin dirà di aver fatto nascere fino a 9883 bambini. Le sue mani sono “come un ago nascosto nell’ovatta, una morbidezza che nasconde la forza”. Negli anni ’50 esplode lo scontro tra le ostetriche professioniste e le mammane che vedono via via scemare il loro prestigio basato su superstizione e paura. Grazie allo sviluppo economico che va dal ’53 al ’57 le nascite nelle campagne aumentano, le donne che avevano perso il ciclo mestruale a causa della fame tornano a figliare e il lavoro di Wan procede a pieno ritmo, specialmente tra il ’62 e il ’63 il boom demografico raggiunge cifre preoccupanti e tutti si rivolgono all’abile ostetrica. Eppure questo periodo fortunato è destinato a non durare, la crescita della popolazione mette a rischio l’economia della Cina e nel 1965 viene attuata la politica di controllo delle nascite, uno dei primi slogan recita: “Uno non è poco, due sono giusti, tre sono troppi”. Wan Xin dirige, organizza e implementa la pianificazione demografica all’interno della comune, lei che con maestria dona la vita è disposta a tutto per toglierla, arriva a dare la caccia alle donne che non rispettano la legge per costringerle all’aborto anche al nono mese di gravidanza. In alcuni casi causandone la morte. Tenuta in gran considerazione dal Partito per l’efficacia dei suoi metodi verso le gestanti clandestine, è all’interno della comunità rurale che divampano disprezzo e odio verso la zelante ostetrica, ritenuta un’assassina…

Attraverso la voce del drammaturgo Wan Zu, che usa lo pseudonimo Girino e narrando le vicende della zia Wan Xin ambisce a raggiungere la fama di Jean-Paul Sarte in riferimento a opere come Le mosche e Le mani sporche, Mo Yan espone il proprio pensiero e racconta i momenti più importanti della politica cinese travolta dalla Rivoluzione Culturale, toccandone uno degli elementi più delicati e controversi: la pianificazione delle nascite. L’accanimento che il Partito ebbe nei confronti dei trasgressori, gli aborti imposti, il carcere e la tortura verso chi aiutava le donne a togliere la spirale, la vasectomia obbligatoria per gli uomini, le multe esose per chi riusciva a far nascere un secondo figlio, il clima di sospetto e critica che se manifestato verso il sistema politico comportava sessioni pubbliche di percosse, umiliazioni e insulti collettivi, a cui la stessa Wan Xin è stata sottoposta per colpa di delatori risentiti del suo lavoro. La provincia di Gaomi è specchio di quel periodo e i fatti narrati nel romanzo sono ascrivibili a tutta la Cina. Mo Yan racconta gli eventi col suo stile ricco di immagini efficaci, i personaggi sono caratterizzati alla perfezione, l’odore del cibo, i colori della campagna, la gestualità dei protagonisti emergono dalle pagine. Il titolo del romanzo è dovuto a un gioco di parole, in cinese la parola “rana” e la parola “bambino” hanno pronuncia simile, inoltre la stessa opera che Wan Zu dedicherà alla zia alla fine del romanzo avrà come titolo Rane. Un autentico alter ego dell’autore: “Più di dieci anni fa ho detto che scrivendo avrei toccato i punti più dolenti, che avrei narrato le memorie più penose della vita di un uomo. E oggi continuo a essere convinto che sia necessario raccontare gli episodi più imbarazzanti, gli scenari più incresciosi dell’esistenza. Bisogna esporre se stessi sul tavolo anatomico, mettersi sotto i riflettori.” Un percorso storico e culturale doloroso ha segnato la Cina, occorre conoscerlo e sforzarsi di capirne i meccanismi per comprendere le contraddizioni e le sfumature di un popolo ansioso di conquistare progresso e libertà.



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