Le regine di Freeville

Le regine di Freeville
“Commetto errori in modo che non dobbiate commetterli voi”. È con questa battuta che Amy Dickinson presenta la sua rubrica di consigli “Ask Amy” (Chiedilo a Amy) pubblicata su più di 200 quotidiani statunitensi, tra i quali il Washington Post e il Chicago Tribune. Ma Amy non è sempre stata una giornalista. Nata e cresciuta nella minuscola Freeville, “una cittadina con un solo segnale di stop”, si è presto sposata diventando madre di Emily e seguendo il marito giornalista a Londra. Tutto sommato appagata dal mestiere di moglie e madre (“l'unico che sembrava fatto su misura per me”), vive come un fulmine a ciel sereno la richiesta di divorzio: il marito si è innamorato di un'altra e vuole stabilirsi con lei nientemeno che in Russia. La situazione è insanabile: non resta che tornare a casa, a Freeville, a cercare sollievo al dolore grazie alle cure di mamma, sorelle e zie, e trasferirsi poi, con Emily, a Washington. Qui Amy, dopo essersi arrabattata nei più diversi mestieri, comincia a collaborare come redattrice di una sezione sulla famiglia per il Time. L'11 settembre 2001 spezza l'equilibrio faticosamente raggiunto: “Il Time aveva trovato altri argomenti e non c'era spazio nella rivista per le storie 'come far dormire il tuo neonato tutta la notte' che erano le mie specialità”. Ancora una volta il pensiero di Freeville la rasserena: mal che vada ha un luogo sicuro a cui tornare ma ecco passare quel treno che, dicono, si può cogliere una sola volta nella vita. Ann Landers, famosa rubricista del Chicago Tribune, è morta: chi la sostituirà? Amy decide di mettersi in lizza e indovinate chi scelgono. Da qui nasce il fenomeno Ask Amy e, da questo successo, il libro...
Le regine di Freeville più che un' autobiografia è un inanellamento di aneddoti: alcuni teneri (come quelli raccolti nel capitolo “Animali da cucina: i molti usi del gatto” in cui Amy racconta una delle relazioni più intense e gratificanti che abbia mai vissuto, quella con il gatto Pumpkin), altri spassosi (come quelli narrati in “Corsi e ricorsi: gli appuntamenti e la beata solitudine” in cui Amy descrive il tentativo di “rimescolare e ridare forza” alla propria vita sentimentale). Ironico quanto basta, mai cinico, semplice e pulito nello stile, il memoir è lo spazio che Amy si è concessa per raccontarsi come una rubrica mai le permetterebbe di fare e per ringraziare pubblicamente la propria famiglia. Una famiglia composta per lo più da donne (le regine di Freeville appunto) energiche, risolute e piene di buon senso, che le hanno offerto negli anni tutto il sostegno necessario ad inventarsi una vita che le piacesse e sentisse sua. A onor del vero tali relazioni familiari, così centrali nella sua sua vita, non sono descritte con la compiutezza che ci si aspetterebbe. Peccato. Ciò non toglie nulla però alla godibilità del libro che mi sento di suggerire a chi ama i romanzi à la Fannie Flag (penso, ad esempio a In piedi sull'arcobaleno). Romanzi in cui placide cittadine di provincia americane, come Freeville, diventano cornice e, al tempo stesso, protagoniste di narrazioni delicate di rivincite e seconde possibilità. Se la Dickinson pubblicasse un altro libro, lo leggerei volentieri: sarebbe tempo piacevolmente speso che, ci scommetto, mi lascerebbe nuovamente un sorriso sulle labbra.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER