Le sabbie di Marte

Le sabbie di Marte

Martin Gibson non si è mai mosso dalla vecchia Terra: l’esperienza del viaggio spaziale gli è sempre mancata. Una situazione alquanto singolare per chi scrive storie di viaggi spaziali per professione, specialmente se l’ultima frontiera si appresta ad essere ormai colonizzata dal genere umano. Ecco perché Gibson accetta di partecipare al volo inaugurale dell’astronave “Ares”, il primo transatlantico spaziale destinato ad effettuare servizio passeggeri fra la Terra e Marte. L’esperienza non sembra iniziare nel migliore dei modi. Il tragitto iniziale verso la “Stazione Spaziale Uno” è deludente, causa di continui problemi fisici per lo scrittore e assolutamente lontano da tutto ciò che egli stesso aveva immaginato nelle sue storie. Neppure il veloce trasbordo nella nuova astronave a propulsione nucleare sembra compensare Gibson della sua delusione, è solo dopo la partenza verso lo spazio che lo scrittore comincia a comprendere la vastità della meraviglia del cosmo. In parte grazie alla magnifica veduta delle stelle, che finalmente si mostrano nella loro completa bellezza, in parte grazie all'amicizia di un giovane molto sveglio e simpatico, Jimmy Spencer...

Recensire questo romanzo è, in parte, come recensire un pezzo di storia della letteratura fantascientifica e, soprattutto, della stessa collana “Urania”. Uscito in Italia per la prima volta nel 1952, appena un anno dopo la sua prima pubblicazione in inglese (1951), Le sabbie di Marte fece esordire appunto “Urania” nel panorama delle riviste letterarie italiane. Era un’Italia affamata di nuove letture dopo i duri tempi della guerra e della censura di regime, che aveva negato troppo a lungo i classici della letteratura anglosassone al pubblico italiano. Con la pubblicazione di questo romanzo, però, “Urania” consegnava ai lettori qualcosa di più. All’epoca lo stile asciutto e descrittivo di Clarke, la sua precisione nell’immaginare i possibili sviluppi del viaggio spaziale e il vicino futuro della colonizzazione del Sistema Solare, costituivano una netta rappresentazione della letteratura di fantascienza come sguardo su un futuro possibile. Forse insieme a Robert Anson Heinlein, Clarke è stato l’autore che più di tutti ha esplicitamente inteso la fantascienza come letteratura di anticipazione. In questo romanzo, purtroppo in parte consumato dagli anni, vediamo tutte le caratteristiche di tale concezione. Si descrive un futuro imprecisato, ma vicino nel tempo (forse gli ormai “passati” anni novanta). La tecnologia di cui si parla è già attuale all’epoca in cui il romanzo venne concepito e pubblicato; più che di strabilianti scoperte, si tratta di applicazioni innovative di tecnologie abbastanza note in quegli anni. Dall’inizio zoppicante del protagonista, che fatica grandemente a liberarsi della sua innata dipendenza dalla Terra, si procede verso una graduale “indipendenza”. Più lo sguardo dell’autore – e del suo protagonista – si sposta verso lo spazio e verso Marte, più diventa evidente l'esigenza di rompere certi legami e rivolgersi definitivamente verso il futuro. Un futuro che possa finalmente dare completa realizzazione all’essere umano attraverso le conquiste della tecnologia.

 


 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER