Le segnatrici

Le segnatrici

Dopo tutto quel tempo, non ricordava più quanto fossero strette le strade per arrivare fin lassù, a Borgo Cardo, un pugno di case di pietra circondate da boschi. Sara è appena arrivata e, sebbene si renda perfettamente conto di avere davanti a sé un panorama mozzafiato, si sente inquieta. Rimane seduta in auto con lo smartphone in mano ed intercetta tra le notifiche alcune e-mail, tra le quali quella del primario del reparto dell’ospedale di Bologna presso cui lavora, che la invita a presiedere una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo macchinario. Non risponde alla mail, ma consulta l’orologio: il funerale inizierà tra una decina di minuti; deve affrontare la cosa e farsi forza, perché scappare dalle situazioni difficili è da vigliacchi. Ma forse lei lo è, una vigliacca, anche perché giustificarsi di fronte alle sconfitte e sfuggire è sempre stato ciò che meglio le riesce nella vita. Beh, forse è meglio andarsene, pensa mentre infila la chiave nel cruscotto ed avvia il motore. Qualcuno però bussa nel vetro del passeggero. È Emilia, che non aspetta neppure che Sara scenda dalla macchina: entra e la abbraccia. Puzza di sigarette e di alcool, è trascurata ed è invecchiata, pensa l’amica mentre la osserva. Cominciano a camminare sotto il sole ed i primi odori di un’infanzia che da sempre ha cercato di dimenticare colpiscono Sara come pugni nello stomaco: il verde speziato proveniente dal bosco, lo sterco degli animali, la brace. Poi ecco in arrivo un altro abbraccio, quello di nonna Dada, che sa di bucato fatto con il sapone, di lavanda e di timo. Arrivano alla piazzetta, che è gremita di persone, donne con i fazzoletti neri a coprire le teste, uomini, anziani e poche mamme con i loro bambini piccoli. E dove sono gli adolescenti? si chiede Sara, per poi rispondersi subito dopo che a Borgo Cardo di adolescenti non c’è più neppure l’ombra, da un pezzo. In chiesa c’è odore di incenso e di sudore, mentre il sacerdote, don Luigi, pronuncia finalmente il nome della persona che ha richiamato tutti in quel luogo. Claudia, amica d’infanzia di Sara ed Emilia sparita nel nulla quando era una ragazzina, le cui ossa sono finalmente state ritrovate ora, dopo ventidue anni...

L’esordio narrativo della scrittrice Emanuela Valentini nel mondo del thriller avviene nel nome di un netto contrasto tra scienza e tradizione. Sara, la protagonista della storia, è una giovane chirurgo oncologo che torna nel suo paese d’origine – un antico borgo nell’Appennino emiliano che sa di tradizioni, di contatto con la natura e di mistero – per partecipare al funerale di Claudia, compagna di giochi dell’infanzia scomparsa da ventidue anni. Il funerale rappresenta per Sara il pericoloso confronto con un passato – dal quale la donna è fuggita, appena è stata in grado di farlo – che racchiude segreti e amici d’infanzia che, al contrario di quanto abbia deciso di fare lei, hanno scelto di rimanere abbarbicati ad una realtà fatta di pregiudizi e di superstizioni. Una realtà fatta di pettegolezzi e maldicenze, di antichi dissapori e di tradizioni, tra cui quella delle segnatrici, giovani donne, ma anche bambine o anziane, dotate dello speciale potere di curare il male, o anche solo la paura, attraverso semplici gesti delle mani o preghiere sussurrate. Claudia, la bambina scomparsa, era una segnatrice ed è una segnatrice anche Rebecca, la piccola figlia del sindaco di Borgo Cardo, con cui Sara si è incontrata in maniera assolutamente accidentale. Ma quando anche Rebecca scompare all’improvviso e le circostanze della sua sparizione sono sinistramente simili a quelle di Claudia, Sara, da sempre schiava della convinzione di dover salvare tutti ad ogni costo, si sente chiamata in causa e raggiunge gli abitanti del piccolo borgo, che si sono mobilitati per cercare la piccola Rebecca. E mentre l’indagine prende vita e disvela l’ipocrisia paesana nascosta sotto una pesante coltre di polvere, Sara affronta un coraggioso viaggio nell’inferno di se stessa, per ascoltare finalmente ciò che aveva messo a tacere in un determinato punto del suo passato, un passato doloroso ed irrisolto. La giovane dovrà trovare la forza di perdersi nella ragnatela dei suoi ricordi per scendere a patti anche con le parti di sé troppo a lungo ignorate e per riuscire finalmente a ritrovarsi. Una lettura estremamente interessante che si pone su diversi livelli, ognuno dei quali arriva al lettore in maniera naturale; un thriller carico di colpi di scena che è anche una denuncia, neppure troppo velata, della contemporanea mancanza di empatia tra le persone e dell’incapacità di ascoltare gli altri e mettersi a loro disposizione, se necessario; una storia che sottolinea la contraddizione tra la medicina – intesa come scienza piuttosto fredda e calcolata, che non contempla la vicinanza tra curatore e paziente – e la tradizione; una narrazione che esalta l’importanza del passato, inteso come prezioso scrigno che custodisce gelosamente storie ricche di saggezza e verità.



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