Le sparizioni

Le sparizioni
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Donna sostiene di essere stata rapita per una settimana da due coniugi - insieme ad un ragazzino di nome Warren - quando era ancora una bambina. Conserva il ricordo di questa sparizione improvvisa come si tiene stretto all’anima un segreto inconfessabile, in cui ci si crogiola, e che allo stesso tempo si vorrebbe urlare al mondo intero. Ora che attende di morire, ammorbata da tempo da un cancro insanabile, ripercorre tutte le tappe della sua vita cercando di rimetterne insieme i frammenti. Frammenti dispersi nella memoria, confusi, talvolta parziali: frutto della fantasia o fotografia sbiadita della realtà? Insieme alla sua, di vita, cerca di ricostruire anche quella del figlio Scott, tossicodipendente alla deriva, dall’animo fragile, molto protettivo nei suoi confronti ma incapace di salvare se stesso dal crollo fisico e psicologico. L’ossessione di Donna (in realtà un tentativo di riportare ordine nella sua esistenza, coinvolgendo Scott con il fine di allontanare il suo pensiero dalla droga) è collezionare articoli su articoli purché abbiano a che fare con una sparizione, non conta siano andate a finire in tragedia o meno...
Tra silenzi infiniti, foglie autunnali che ingialliscono – così come sfiorisce la vita di Donna – giri in macchina sotto la pioggia alla ricerca di indizi utili a svelare casi che possano collegarsi alla propria vicenda personale, si dipana una storia di amore, debolezze, recupero del passato, timido affacciarsi verso un futuro che saprà di perdita e necessaria ricostruzione partendo dalla consapevolezza che ci si è voluti bene. Scott Heim, che tutti conoscono per il meraviglioso Mysterious Skin, poi traposto cinematograficamente dal geniale Araki, torna sulla carta stampata con un romanzo fortissimo che lo ha visto impegnato per oltre dieci anni. Ne risulta un ritratto introspettivo su vite solitarie che cercano di sostenersi a vicenda (magistrale in questo senso il personaggio di Dolores), oscillando tra esaltazione e disperazione, momenti di luce ed eternità di buio. Una scrittura che ricorda Philip Roth in quel suo essere così deprimente e nero eppure realistico, come ne Il Patrimonio o in Everyman. Imperdibile, anche se doloroso.

 

 

 

 
 
 
 
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