Le tre scimmiette

Le tre scimmiette
Gloria è una quarantenne con ambizioni da poetessa: commessa nel reparto gastronomia di un supermercato e madre di famiglia, approfitta del poco tempo libero per scrivere i suoi versi e soprattutto per animare un portale di letteratura, convinta che sia solo il primo passo verso il successo. Suo marito Giacomo lavora come autista sugli autobus e coltiva anche lui la sua piccola esistenza parallela: nel forum di problemi sentimentali che frequenta è conosciuto e stimato, elargisce i suoi consigli alle casalinghe e spera sempre di riuscire per una volta a imbroccare una bella donna. Anche la loro figlia Nicoletta, detta Niki, nasconde una seconda vita nelle pieghe della Rete, a cui si applica con un rigore e una lucidità inconcepibili per una diciassettenne. Il suo sogno è evadere da quella famiglia di ipocriti e superficiali, da quei genitori sempre presi da loro stessi, così tanto che non si sono mai resi conto delle pesanti avances che ha dovuto subire qualche anno prima da un professore. Per tagliare i ponti col passato, Niki sta scrivendo il romanzo-scandalo che la renderà ricca e così indipendente, ha pianificato tutto: fingerà che la storia torbida di una ragazzina traviata dagli ambienti sadomaso sia autobiografica e diventerà un caso letterario. Ma per dare spessore alla trama c’è bisogno di dettagli realistici, per questo Niki scandaglia il web alla ricerca di informazioni e informatori di prima mano. Chiuse nei loro meschini segreti, le tre scimmiette del titolo vanno avanti fingendo che sia tutto a posto, senza soffermare mai lo sguardo l’una sull’altra, non solo per paura di smascherarsi ma anche per il timore di poter scoprire qualcosa che era meglio rimanesse celato. Finché il virtuale non emerge nel reale: Gloria viene invitata a un festival letterario per leggere le sue poesie, Giacomo ottiene un appuntamento da una misteriosa donna che non ha mai visto e Niki si avvicina alla maggiore età, con un contratto di pubblicazione pronto ad essere firmato…
Fingere è la regola alla base del romanzo di Annalisa Ferruzzi, dove l’opposizione tra la Rete e la realtà è solo strumentale, per raccontare una menzogna ben più grande e radicata, una menzogna vecchia quanto il mondo, che esisteva ben prima che s’inventassero i computer e che con l’avvento di Internet espande soltanto le sue potenzialità d’azione. Fingerci qualcun altro è la menzogna per eccellenza, che raccontiamo prima di tutto a noi stessi, per sentirci migliori, per darci un senso. In realtà, le poesie di Gloria sono un’accozzaglia dei peggior luoghi comuni e il sensibile Giacomo è solo un uomo di mezz’età, che cerca solo un po’ di sesso per evadere. Persino Niki, che in fondo è una vittima di un mondo di adulti inadeguati, è incapace di una catarsi sincera, di confidarsi almeno con i suoi amici, che finirà per tradire tutti. È uno specchio implacabile quello che la Ferruzzi ci mette davanti: e inevitabilmente riflette un’immagine mostruosa e sincera.

 

 

 

 
 
 
 
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