Le tre stazioni

È notte. Un treno corre verso Mosca, mancano 6 ore all’arrivo. In prima classe i passeggeri dormono sicuri, chiusi a chiave nei loro scompartimenti. In classe economica gli scompartimenti invece non esistono, si sta tutti ammassati in vagoni-dormitorio: c’è chi russa sonoramente, chi mangia e beve, chi fa sesso, chi sta sveglio per paura che gli rubino i bagagli, chi gioca a carte. Il viaggio dura da giorni, la puzza e la stanchezza pesano su tutti. La quindicenne Maya, una prostituta-bambina fuggita con la figlia neonata da un bordello di provincia gestito da uno spietato pappone finlandese, decide di fare un salto sulla piattaforma esterna all’estremità del vagone per allattare la bambina e intanto fumarsi una sigaretta. La raggiunge un soldato, che dopo qualche parole la abbranca per violentarla, minacciando di gettare la neonata dal treno in corsa se Maya si rifiuta di assecondare le sue voglie. A salvare la ragazzina arriva una donna con l’uniforme da capotreno, che punta un coltello alla gola del soldato e lo scaccia a pedate. Dice di chiamarsi Helena Ivanova, ma che tutti la chiamano Zia Lena. Serve a Maya un tè caldo, la rassicura, la accarezza. Esausta, la quindicenne si addormenta pesantemente. Al suo risveglio è nella stazione di Mosca. Il treno è arrivato da un po’, la gente è tutta scesa. La sua valigia è scomparsa. La bambina è scomparsa. Le hanno rubato tutto… Arkady Renko, investigatore anziano della sezione “Casi rilevanti” della polizia russa, sta cercando di salvare il posto al collega e amico Victor Orlov, perennemente ubriaco in servizio. Lo costringe a una doccia gelata con acqua e disinfettante e lo carica sull’auto di servizio con lui. Arriva una chiamata, Renko risponde fingendo di essere Orlov: c’è una morta per overdose a piazza Komsomol’skaja, alle Tre Stazioni, uno dei luoghi più malfamati e pericolosi di Mosca. In una vecchia roulotte abbandonata, steso su di un materasso lurido, il cadavere di una bellissima ragazza con indosso un giaccone trapuntato e nuda dalla vita in giù. Accanto al corpo, una bottiglia di vodka da mezzo litro, un paio di mutandine, stivali di vernice con il tacco alto, una borsetta con rossetto, fard, una lavanda vaginale, una spazzola, dentifricio e spazzolino, una boccetta di aspirine aperta piena di una polverina gialla. Il corpo non presenta segni di violenza di nessun tipo. Renko però sente che qualcosa non quadra. “Quante storie per una puttana morta”, affermano sprezzanti i colleghi. Ma Arkady non molla: tanto non ha nulla da perdere, il PM Zurin vuole la sua testa e questo probabilmente sarà il suo ultimo caso…

Il settimo romanzo della saga di Arkady Renko firmata da Martin Cruz Smith viaggia su due binari paralleli: da una parte c’è la ricerca angosciosa della sua neonata rapita da parte della quindicenne sbandata Maya – affiancata dal suo coetaneo Zhenya, il pupillo di Renko, genio degli scacchi e nerd solitario –, dall’altra c’è l’indagine condotta dall’investigatore russo (come sempre difficilissima e osteggiata dall’alto con tutti i mezzi leciti e illeciti) su quella che sembra la morte accidentale di una puttana low-cost ma invece è tutt’altro. I bambini di strada e le prostitute, quindi: la fauna tipica (assieme a ladri, spacciatori, gang giovanili, tossici e ovviamente milioni di pendolari) delle cosiddette “Tre Stazioni”, il nome che i moscoviti danno alla grande piazza in cui si affacciano i terminal ferroviari Yaroslav’skaya, Leningrad’skaya e Kazan’skaya. Un’ambientazione suggestiva nonostante il degrado e la violenza (o forse proprio grazie a questi, trattandosi di un thriller) che però non salva il romanzo da una certa staticità: la corruzione e l’inefficienza della polizia, gli oligarchi, le ballerine, i mafiosi, la vodka, Putin... tutto un po’ già visto, senza sorprese. Arkady Renko è sempre più solitario e amareggiato, pare andare avanti per forza d’inerzia, perché non sa fare altro, anzi perché non riesce a fare altrimenti. Tre stazioni è comunque un noir robusto, equilibrato e professionale anche se il successivo Tatiana – che ne riprenderà in parte i temi e le atmosfere – è opera di gran lunga superiore.



 

 

 

 
 
 
 

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