Le Vendicatrici – Ksenia

Le Vendicatrici – Ksenia

Ksenia, principessa della Siberia, arriva a Roma come Audrey Hepburn per scoprire la magnifica città, sposare il suo principe azzurro e vivere in un castello lontano migliaia di chilometri dalle miserie del suo paese natale. Questo è quello che le ha promesso Lello Pittalis. Invece il trafficante di donne le presenta un sessantenne poco principe e poco azzurro, Antonino Barone, di professione strozzino. Ksenia finisce nelle mani ingorde dell’uomo e di una donna dai capelli rossi con appartamento ai Parioli, insieme artefici e protagonisti di perversioni sessuali a scapito della siberiana: una vita di umiliazione e violenza. L’unica speranza, per Ksenia, si chiama Luz, è colombiana e vive nel palazzo di fronte. Luz fa la prostituta per mantenersi e per mantenere la figlia, Lourdes, ‘rifugiata’ dalle suore. Luz e Ksenia sono attratte l’una dall’altra, pronte a risollevarsi. Ma il regno malavitoso dei Barone si snoda nei piani bassi e in quelli alti della città, entrando con violenza nelle vite di altre due donne. Sara, che con il nome di Monica lavora in un bar gestito dai Barone, e che a causa di una frase di troppo viene aggredita e stuprata dagli scagnozzi di Antonino; ed Eva, che lavora in una profumeria e che da un giorno all’altro vede il marito con il vizio del gioco fuggire con una commessa diciannovenne, lasciandola piena di debiti nella ragnatela tessuta dai Barone. Tutte e quattro, Ksenia, Luz, Sara ed Eva, hanno più di un motivo per nutrire la loro sete di vendetta…

Vendicatrici le donne, oppresse in ruoli scomodi, umilianti, colpite in profondo dalla violenza dell’uomo cattivo, perverso, bambinesco, fragile, obnubilato dal richiamo sessuale, imbrigliato in un regno/gioco di corruzione, piacere e sopraffazione. Roma ospita l’azione, mettendosi in mostra nei piani bassi delle palazzine fatiscenti, dei bar scadenti occupati dalle slot machine, delle periferie senza nome, e nei piani alti degli appartamenti ‘per pochi’, attici con viste mozzafiato, uffici eleganti dove girano i soldi. Due piani che si incrociano continuamente nelle manovre che coinvolgono dai costruttori in completo firmato ai malavitosi di strada. Tracciando queste traiettorie, Massimo Carlotto e Marco Videtta (già insieme per Nordest, E/O) producono quattro profili di donne/vendette, nel primo di un ‘serial’ di romanzi di azione – uno per ognuna delle quattro donne - incentrati sul sentimento tanto caro al Quentin Tarantino di Kill Bill. Concentrati soprattutto nel mettere a nudo il marcio dietro ogni personaggio in scena, i due scrittori inciampano qua e là in dialoghi traballanti e passaggi didascalici (esempio: “la sua vera colpa, in qualità di moglie […], era stata quella di non aver voluto affrontare il problema della dipendenza dal vizio del gioco”) e situazioni masticate in fretta, in un pur efficace sguardo sul teatro ‘stratificato’ della criminalità capitolina.



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