Le vergini suicide

Le vergini suicide
Le figlie dei Lisbon sono cinque, cinque stupende creature dai biondissimi capelli lunghi e dalla perfetta carnagione di porcellana: Cecilia, tredici anni; Lux, quattordici; Bonnie, quindici; Mary, sedici; Therese, diciassette. Vivono a Detroit Michigan in un bel quartiere residenziale: è il 1974. Il padre insegna Matematica alla scuola superiore frequentata dalle figlie, la madre è una casalinga rigida e bigotta. Le ragazze non passano inosservate agli occhi di un gruppo di coetanei maschi che iniziano in modo quasi maniacale a controllarle, spiarle e a raccogliere quelli che a distanza di vent'anni chiameranno “i reperti”, che verrano imbustati e catalogati. Sì, perché la prima a togliersi la vita è Cecilia, l’ultima sarà Mary: tutte muoiono nel breve spazio di un anno.
Sono proprio quegli oggetti appartenuti alle sorelle Lisbon (un disco, varie fotografie e persino un assorbente igienico) e le istantanee della loro vita raccontate e riassaporate dai vari testimoni dell’epoca a far rivivere la vicenda. Dopo la morte della prima sorella Lisbon l’interesse dei ragazzi per le vite delle inavvicinabili sorelle aumenta, la loro casa è vista come un tempio che alcuni di loro riescono a varcare con espedienti vari fino a riuscire addirittura ad impossessarsi del diario di Cecilia o a  partecipare all’unica festa della breve vita delle fanciulle che la madre organizza con selezionatissimi invitati. La famiglia Lisbon intanto va verso la rovina, i controlli dei due genitori verso le figlie diventano rigidissimi: la casa cade a pezzi, vengono chiuse porte e finestre appena il sole tramonta all’orizzonte, tutto è trascurato tanto da far sembrare l’edificio agli occhi dei ragazzi che lo controllano maniacalmente come una casa abbandonata. Le sorelle inoltre vengono ritirate dalla scuola superiore e rinchiuse, persino raggiungere la chiesa e partecipare al culto religioso viene vietato. In tutto ciò c’è Lux, che sembra essere la sola a riuscire a sfuggire ai controlli ossessivi dei genitori, arrampicandosi sul tetto di casa per fare l’amore...
Il romanzo d'esordio dell'autore-culto Jeffrey Eugenides ci svela fin dalla prima pagina il suicidio delle bellissime adolescenti Lisbon per poi addentrarsi nell’ ossessione vouyeristica dei loro coetanei: le sorelle sembrano divinità permeate di sacralità, talmente perfette da diventare inavvicinabili ed eteree. Ma ecco la crepa che si fa strada nel tranquillo quartiere residenziale middle class: le dee destinate ad ottenere tutto ciò che vogliono dalla vita decidono che l’unica cosa che desiderano veramente è quella di porre fine alle loro giovani vite, e proprio come figure prima leggere e spensierate - quasi nabokoviane - poi come esseri divini e inavvicinabili per determinazione e concretezza elaborano un rito, un patto suicida che sa quasi di sacrificio. Il contesto sociale in cui si svolge la vicenda rimane però intatto e statico; tutto annega nel torpore, quasi nell’indifferenza, nelle spiegazioni superficiali date dagli psicologi, dagli insegnanti, dai giornalisti sui disagi psicologici degli adolescenti. Le atmosfere sono destabilizzanti, drammatiche ma allo stesso tempo delicate e poetiche; Le vergini suicide è un libro ricco di mille sfumature, sospeso tra vita e morte tanto da non permetterci di distinguere la differenza, a volte. Spicca la figura di  Lux con il suo bisogno quasi patologico di sesso e amore, che sembra combattere contro un destino che avverte come ineluttabile ma che le pesa. Così il lettore si trova catturato e trasportato insieme a quei ragazzi a spiare attraverso le finestre appannate le stupende sorelle Lisbon con la malinconia di chi sa che nessuno riuscirà a salvarle da loro stesse. Intenso e terribile.

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