Legami familiari

Legami familiari
Ana è una giovane madre totalmente dedita alla sua famiglia, piena di attenzioni fino allo sfinimento. Un giorno, tornando a casa dalla spesa, dal finestrino del tram scorge un cieco in attesa di attraversare la strada. Quell’incontro la segna e la porta a riconsiderare il suo soffocante amore per la vita… Laura è una donna apparentemente instabile. Compra per sé, al mercato, un bellissimo mazzo di rose. Disturbata dalla bellezza dei fiori e sentendosi inadeguata a possederli, inizia però a pensare di regalarli ad un’amica… Cordelia festeggia il suo ottantanovesimo compleanno, tutta la famiglia dai punti più disparati del Brasile compie lo sforzo di andarla a festeggiare. Ma quando si ritrovano intorno alla tavola apparecchiata per l’occasione, con tanto di torta, rinnovano l’imbarazzo di rapporti familiari ormai gelidi con cerimoniali sterili e stucchevoli, davanti ad una vecchia che sembra dissociata, ma che in realtà è la più lucida analista del loro decadimento morale e del tracollo dell’intera famiglia… Una ragazza di quindici anni, convinta della propria bruttezza, vive quotidianamente rinnovando a se stessa questa consapevolezza. Un mattino, andando a scuola, due sconosciuti le vengono contro. Pur intuendone le intenzioni, va loro ugualmente incontro perché avvezza ad assecondare il destino. Subisce muta e impassibile uno stupro e getta il terrore sugli stupratori, sgomenti davanti alla sua immobile accettazione… Madre e figlia si sistemano sul taxi che le porterà alla stazione. Iniziano convenevoli di nessuna importanza, per stemperare il gelo di un rapporto sfilacciato tenuto su a fatica. Tra la paura di aver scordato qualcosa e raccomandazioni futili, entrambe vorrebbero sciogliere nodi che trafficano la gola di cose non dette finendo solo per riuscire a chiamarsi, lasciando ancora una volta le soluzioni in sospeso, con il treno che parte…
Sulla quarta di copertina Antonio Tabucchi scriveva: “C’è un universo sull’orlo del collasso e pronto a liquefarsi”. Ed effettivamente la sensazione è proprio quella di gente sull’orlo del baratro, in equilibrio su una gamba sola. I legami familiari di cui si parla non sono ricoveri, non sono gli emollienti per una vita grama. Sono piuttosto i tentacoli di una piovra che tirano verso gli abissi; le famiglie sono galere, vere e proprie Alcatraz di squallore, della freddezza e della convenzionalità posticcia. Quando si riesce ad evaderne in uno slancio di introspezione per cercare riparo dentro se stessi, quello che si trova è un’ancora più spietata prateria di desolazione, abbandono e finitezza. La Lispector, con le sue famiglie feroci e insopportabili, con le sue donne stupide, arroganti e ingenue, racconta quell’umanità infelice impegnata a costruirsi calchi di cera per nascondere la miseria della propria vita. C’è come una sorta di deserto arido in cui l’acqua (che sia l’amore, che sia la comprensione o la consapevolezza) è un cinico miraggio a cui tutti sembrano voler tendere, ma che tutti temono, restando così sospesi nelle loro smunte e decurtate esistenze ad aspettare la fine. Esistenze che si trascinano su fili sottilissimi, bolle di sapone sotto il sole: basta il bagliore flebile di una piccola consapevolezza ad alterare un’apparente serenità (o una consumata routine), a far esplodere all’improvviso il microcosmo che si credeva sicuro, addirittura perfetto, idilliaco. Alcuni personaggi sono spocchiosi, altri reietti senza speranza, quasi tutti generano un sentimento di pena o un piccato fastidio ed è proprio questa caratteristica che li rende eccezionali: pungono la carne del lettore, procurano emozioni (non è detto che l’emozione debba per forza essere positiva). La scrittura, piena di passaggi complessi e di un’introspezione disarmante, è una vertigine delirante, costruita su geometrie variabili e astratte. Uno schiaffo improvviso e inatteso.

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