Leggere il Corano nel deserto

Leggere il Corano nel deserto

Primo errore: pretendere che il Corano sia un testo fondamentalmente diverso da qualunque altro testo letterario: motivo per il quale esso non andrebbe sottoposto a nessuna critica ermeneutica, filologica e così via. Secondo errore: ritenere che il Corano sia qualcosa di così assoluto da trascendere il tempo, motivo per cui esso non andrebbe assoggettato a nessuna lettura di tipo storicistico. Terzo errore: pensare, nel leggerlo, che sia il Corano a leggere noi, e non noi il Libro. In altri termini significa pretendere che il Corano contenga e fornisca risposte immediate, univoche e invalicabili su di noi e i nostri problemi (anziché essere noi a utilizzarlo come guida per cercare le giuste domande, ancor prima che le giuste risposte, sulla vita). Quarto errore: credere che i tre errori precedenti siano una prerogativa del Corano e dell’islam, mentre è noto che tutte le religioni ci sono passate. Per rimanere in casa nostra, è appena il caso di ricordare che i primi due errori, soltanto cento anni fa, venivano commessi con l’autorizzazione e la sanzione papale nella lotta contro il cosiddetto “modernismo”, e che il terzo errore ha generato tra gli altri il caso Galileo. Leggere il Corano “nel deserto”, fuori dagli incorniciamenti ideologici cui ci siamo assuefatti, può essere un modo nuovo e salutare di approcciare al testo sacro; per ri-pensarlo in maniera attuale, disincrostata, occorre ri-ascoltarlo: e nessun luogo è migliore, per questo esercizio, di quel luogo dove c’è sempre silenzio…

In ogni religione c’è un eterno dissidio tra chi pretende un’interpretazione letterale (e in definitiva impossibile) e chi invece capisce che qualsiasi cosa la divinità abbia detto all’uomo - per chi ci crede, ovviamente - anche nella maniera più perfetta, è pur sempre stato un uomo imperfetto a recepirla e a trascriverla; e noi, imperfetti uomini di oggi, a rileggerla, nel tentativo di comprenderne il senso. Le frange estremiste afferenti all’integralismo esistono in ogni “credo”: il cristianesimo è riuscito (non molto tempo fa) a mettere in minoranza le proprie (ma non a disarmarle completamente: non dimentichiamo che ancora oggi si benedicono armi e missioni militari); mentre tali frange sono maggioranza (o lo sembrano, perché facinorose) in alcuni Paesi di fede islamica. Questo libro, portato a termine dal solo Marco Alloni a causa della morte prematura di Khaled Fouad Allam nell’agosto dell’anno scorso, è un testo necessario - pur nella sua brevità - in cui Allam riesce a esprimere, con estrema chiarezza e con grande densità, le sue riflessioni, ispirazioni, passioni di musulmano amante del Corano (e dei suoi “fiori”) e della verità. Libro che, partendo da considerazioni sul testo sacro dell’islam, affronta i problemi dell’odierna geopolitica mediorientale, con una soavità così trascinante, e un tale buon senso, da convincerci che il dialogo ha ancora una grande speranza.



 

 

 

 
 
 
 

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