Lei così amata

Lei così amata

È il 7 settembre dell’anno 1942, la temperatura è tiepida e nella località svizzera di Sils, nella regione dell’Engadina, una bicicletta avanza lungo la strada che costeggia il lago. È una donna che conduce il manubrio e pedala leggera con al collo una sciarpa di seta, la sigaretta tra le labbra e il volto disteso. La bicicletta e la donna fuse assieme sembrano uno strano essere informe un’unica cosa viva in quel paesaggio vuoto, cristallizzato in una dimensione irreale. Le montagne rinserrano la valle quasi a difendere gli abitanti e a proteggerli dal mondo. Dal bosco esala al contempo un profumo di muschio e di fieno, di funghi ed erba falciata e dietro alla donna in bicicletta sopraggiunge un calesse che rallenta. All’interno c’è una donna di nome Isabelle che si sbraccia e fa segno all’altra di fermarsi. La donna che sta pedalando solleva una mano dal manubrio e si ravvia i capelli che si ostinano a scenderle sugli occhi. Fa caldo e lei rimpiange di non avere un cappello…

Melania Mazzucco in Lei così amata narra la vita breve e intensa dell’eccentrica scrittrice svizzera Annemarie Schwarzenbach, nata a Zurigo da una famiglia ricca ed aristocratica e morta a seguito di una caduta in bicicletta nel novembre 1942, all’età di trentaquattro anni. Servendosi di documenti originali e operando con la minuzia che le è congeniale allorquando si tratta di scrivere delle biografie romanzate, l’autrice restituisce al lettore la personalità di una donna affascinante, inquieta e ribelle. La narrazione segue gli interminabili viaggi di Annemarie, dapprima tra l’occidente e l’oriente, poi in Africa ed infine in America. La Schwarzenbach non era una viaggiatrice, non era una turista, era un’anima inquieta che cercava “un paradiso incontaminato” e “ragioni di vita e di scrittura”: in fondo cercava di svolgere autenticamente il proprio destino. Le inquietitudini dell’artista, appassionata di fotografia e di archeologia, nonché scrittrice, vengono rappresentate tutte e, tra una peregrinazione e l’altra, nella narrazione trovano ampio spazio le tormentate storie d’amore. Un rapporto sentimentale vissuto dolorosamente perché non ricambiato con Erika Mann, il matrimonio con un diplomatico per ragioni di pura convenienza, la difficile relazione familiare con la madre Reneé, le fugaci passioni omosessuali e persino il ricovero in una clinica psichiatrica in America. In altri termini, nessun particolare della vita di Annemarie Schwarzenbach viene trascurato, e nessun evento tragico o semplicemente doloroso, viene edulcorato o banalizzato. La sensibilità dell’autrice e l’uso rispettoso di ampio materiale d’archivio hanno consentito alla Mazzucco di elaborare un’opera che al tempo stesso presenta i caratteri di un’accurata biografia e di un’importante opera narrativa. Quello che emerge al termine della lettura è una sorta di elogio della diversità e della fragilità rispetto all’omologazione voluta dal contesto sociale e familiare, una comprensione ideale dell’inquietudine e del male di vivere che sovente si associa all’autentica espressione artistica.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER