L'eleganza del riccio

L'eleganza del riccio
Prendiamo in prestito dall’immaginario collettivo una portinaia, una signora grassottella, trascurata nell’aspetto, silenziosa ed introversa, perennemente arroccata nella sua tradizionale guardiola rischiarata di continuo dal baluginare intermittente della televisione. Prendiamo lo stereotipo di una ragazzina benestante, imbronciata come solo gli adolescenti inquieti possono esserlo nella costante ricerca della propria identità. Aggiungiamo la tradizionale donna delle pulizie che, di pianerottolo in pianerottolo, conosce abitudini, vizi e virtù degli inquilini senza però capirli. Mettiamo il tutto in un elegante condominio al 7 di Rue de Grenelle a Parigi, dove le famiglie alto-borghesi offrono un microcosmo perfetto per avere una visione parziale forse ma privilegiata sul mondo, e osserviamo tutto per qualche pagina. Non appena cominciamo a prendere confidenza con l’ambiente e il modo di parlare di ciascuno di loro, ogni cosa inizia ad assumere un colore e un profumo che lasciano subito intuire la perfezione di una ricetta che non lascerà delusi. Renée (la portinaia) si rivela infatti (ai soli occhi del lettore però) una fine conoscitrice di filosofia, musica, letteratura, arte e cultura giapponese e Paloma (la nostra adolescente inquieta) un concentrato di intelligenza, di lucida quanto spaventosa consapevolezza che ha deciso (e lo confida solo al suo diario e a noi lettori) la sua decisione di suicidarsi allo scattare del suo tredicesimo compleanno dal momento che tutto quello che la circonda non le assomiglia, non la stupisce né la interessa… Con queste due ‘confidenze’, complici delle protagoniste, osserviamo dai loro punti di vista il lento volgere delle vite cicliche degli inquilini, la loro continua ripetitività, la commedia della vita che, come un piacevole film già visto, rivediamo sempre con il sorriso sulle labbra. Ma un giorno arriva al 7 di Rue de Grenelle l’affascinante quanto enigmatico monsieur Ozu, un ricco giapponese capace di guardare oltre le cose e in grado di scoprire chi sia realmente Renée e riportare a galla con dolcezza il suo antico e profondo dolore...
Questo libro, il secondo per Muriel Barbery - ex allieva dell'École Normale Supérieure e docente di Filosofia presso l'Institut Universitaire de Formation des Maîtres - a giusta ragione ha scalato le classifiche di vendita in Francia dove è stato pubblicato da Gallimard (50 ristampe, 600.000 copie, 30 settimane in testa alle hit-parade di vendita) e ha vinto numerosi premi tra cui l’ambito Premio dei Librai. L’insolita storia del borghese condominio parigino sorprende ed incanta fin dalle prime pagine: l’autrice con grazia ci fa conoscere l’intimo universo dei protagonisti e usando un lessico accessibile a tutti, un fraseggiare musicale, si addentra in speculazioni filosofiche sviscerandole nel profondo, esemplificandole. Così, sbrogliando la matassa dei concetti, passa senza soluzione di continuità dalla filosofia di Occam alla forza di Racine, dalle suggestioni di Claesz a quelle di Rubens, a Hopper. Per mano ci accompagna nel delicato mondo di Paloma, nei suoi silenzi, tra le pagine del suo diario, attraverso i suoi ‘pensieri profondi’, svelando i perché dei suoi travestimenti da ragazzina imbevuta di sottocultura adolescenziale. Impariamo a conoscere Renée osservando ciò che ama, spiandola mentre abbassa il volume della televisione per leggere libri, mentre sprofonda nel mondo del cinema d’autore, incantata dalla bellezza, mentre il suo grasso gatto ronfa sornione acciambellato accanto a lei. Ci troviamo innamorati di queste due straordinarie maschere in incognito, simboli di una società che fatica a capirsi, di individui sempre più soli accomunati dalla necessità di nascondersi per non sentirsi diversi. Sarebbe però riduttivo pensare a questo libro come ad una commedia degli esclusi, un inno alla diversità: è meglio guardare il mondo con gli occhi di Ozu, con gentilezza, attenzione, senza pregiudizi, concordare con Renée quando ci rivela senza volere che le persone modeste "preferiscono le storie alle teorie, gli aneddoti ai concetti, le immagini alle idee, ma ciò non impedisce loro di filosofeggiare". E solo allora ci chiediamo: perché la maggior parte di loro è incapace di cogliere la bellezza? Da questo libro scritto ‘in punta di penna’ impariamo grazie a Paloma che le persone come Madame Michel alias Renée sono le uniche che vale la pena di conoscere, osservare e dalle quali trarre esempio, le persone "che hanno in sé l’eleganza del riccio, fuori protetti da aculei, ma dentro semplici e raffinate come i ricci, fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti".

Leggi l'intervista a Muriel Barbery

 

 

 

 
 
 
 
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