Lenin sul treno

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Marzo 1916. Samuel Hoare, ufficiale inglese del Secret Intelligence Service comandato da sir Mansfield Smith-Cumming, il leggendario C, viene inviato a Pietrogrado, capitale della Russia zarista. L’incarico affidatogli è complicato: scoprire se gli alleati russi stanno davvero facendo la loro parte nell’embargo commerciale ai danni della Germania. La Corona britannica spera di penetrare nel mercato russo una volta finita la guerra, ma teme che i residui legami commerciali tra Germania e Russia possano fungere da copertura per attività di spionaggio. Tra gli agenti del Secret Intelligence Service e l’ambasciatore inglese a Pietrogrado sir George Buchanan ci sono frizioni e contrasti, e ad Hoare è stato chiesto di risolvere la questione. L’ufficiale britannico parte da Newcastle sul piroscafo norvegese “Jupiter”, poi da Oslo prosegue in treno fino a Stoccolma. Hoare viaggia in incognito, “con la spada nascosta in un portaombrelli”: rischia il carcere se viene identificato dalle autorità dei Paesi neutrali che attraversa. Ma – come scopre con sorpresa – la Svezia pullula di spie, soprattutto tedesche, e l’opinione pubblica, colpita dalla scarsità di merci causata dall’embargo alla Germania, simpatizza nettamente per quest’ultima. Da Stoccolma il lungo viaggio prosegue verso il remoto Norrland, su un vagone che va a 10 km orari, fino ad Harapanda, la città di frontiera che controlla la strategica via di terra fra l’Europa e la Russia, proseguendo fino a Shanghai…

9 aprile 1917. L’attivista politico russo Vladimir Il’ic Ul’janov, noto nell’ambiente rivoluzionario internazionale come Lenin e leader carismatico dei cosiddetti “bolscevichi”, parte da Zurigo, dove è in esilio da anni, a bordo di un treno e dopo un estenuante viaggio di quasi 3500 km attraverso Germania, Svezia e Lapponia giunge a Pietrogrado il 3 aprile 1917 secondo il calendario giuliano, indietro di tredici giorni rispetto a quello europeo e americano, accolto da un tripudio di bandiere rosse e da una folla festante. Dietro al viaggio di questo treno piombato che taglia l’Europa in guerra come una lama ci sono i tedeschi, che vogliono a tutti i costi che la Russia si ritiri dal conflitto e per far ciò alimentano in tutti i modi il caos politico nella grande nazione zarista. Il vagone in cui viaggia Lenin è trattato, su richiesta del leader bolscevico, come “un’entità extraterritoriale” non responsabile di qualsiasi contatto con le nazioni attraversate (la Russia era ancora in guerra con la Germania e quindi non ci si poteva presentare al popolo con il peccato originale di essere sostanzialmente un sabotatore aiutato e finanziato da una potenza nemica). I servizi segreti inglesi e francesi, ovviamente contrari alle manovre politiche tedesche, cercarono di impedire il viaggio e considerarono l’ipotesi di intercettare il treno in Svezia e arrestare Lenin, ma alla fine l’operazione – che avrebbe potuto cambiare la storia impedendo lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre – non ebbe luogo. Il bellissimo libro di Catherine Merridale, cattedra di Storia contemporanea alla Queen Mary University of London, è prezioso innanzitutto nello stabilire la correttezza dell’itinerario del viaggio di Lenin, aspetto finora colpevolmente sottovalutato: se si cercano informazioni sul web quasi tutti gli esperti parlano infatti di una linea che nel 1917 non era stata costruita e un classico più volte ristampato sbaglia addirittura il percorso di più di 1600 chilometri. Ma oltre a questo, dipinge con precisione assoluta e talento da romanziera la Russia del 1917 con le sue congiure di palazzo, le tensioni sociali, le trame politiche straniere. Anche la figura di Lenin emerge nella sua grandezza e nei suoi limiti, senza che si indulga né nell’agiografia né nel dileggio. Equilibrio, eleganza, precisione: un saggio storico davvero british e imperdibile.



 

 

 

 
 
 
 

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