L'eresiarca & c.

L'Eresiarca & c
1902. Durante un viaggio a Praga, un turista – non prima di aver preso atto con una certa sorpresa che gli abitanti della città boema provano una istintiva simpatia per la Francia e una marcata avversione per la cultura e la lingua tedesca – conosce uno strano personaggio vestito in modo antiquato che si offre di fargli da guida. Costui afferma di avere più di mille anni, e anzi di essere nientepopodimenoche l'Ebreo Errante, Isaac Lakedem, condannato a camminare senza sosta. Ma – afferma il misterioso personaggio – la sua “non è una Via Crucis”, perché i suoi sentieri sono felici: essere spettatore del dramma dell'umanità da diciannove secoli gli “procura meravigliosi divertimenti”. Il turista non crede a una parola, ovviamente, eppure... Padre Seraphin, un monaco francescano tedesco che in gioventù deve aver vissuto avventure complicate perché è stato ufficiale di cavalleria e ha tatuato sull'avambraccio destro un nome di donna, dopo una carriera di avvocato del Diavolo nell'ambito delle procedure di canonizzazione a Roma stroncata dalla sua inflessibile severità, vive modestamente la sua vocazione in Francia. Una notte il religioso concepisce un piano che a lui sembra geniale: benedire tutto il pane cotto dai fornai così da  causare una sorta di eucarestia collettiva destinata a diffondere la bontà come un'epidemia tra la popolazione... 1878, Roma. Padre Benedetto Orfei, alto prelato originario di Alessandria, amante della buona tavola e in odore di porpora cardinalizia, fa uno strano sogno. Gli pare di essere in Paradiso, e qui di vedere “la santa schiera delle Vergini, delle Vedove, dei Confessori, dei Dottori, dei Martiri” adorare i tre crocifissi del Golgota: non solo Gesù, ma anche i due ladroni ai suoi fianchi. Orfei da questa visione desume che la Trinità si sia incarnata in tutti e tre i suppliziati e non solo nel Figlio, e cioè che un ladrone fosse in realtà il Padre e l'altro lo Spirito Santo. Il Papa però non prende per nulla bene questa bizzarra ipotesi teologica...
Reincarnazioni, misteri, serial killer ante litteram, intrighi vaticani: i temi affrontati da Guillaume Apollinaire (al secolo Wilhelm Apollinaris de Kostrowizky) in questa antologia di racconti quasi tutti pubblicati attorno al 1910 potrebbero trarre in inganno il lettore, fornirgli una visione solo parziale di quanto si nasconde tra le pagine di questo fascinoso libro. La Praga di Apollinaire non è quella del Golem, la sua Roma non è quella di Mastro Titta; tutto è più sfumato, cangiante, sfaccettato. L'autore si muove come un trequartista su un campo di calcio, “tra le linee” di surrealismo, tradizione popolare e letteratura gotica, e ci propone storie in cui convivono gusti diversi, macabre eppure buffe, grottesche ma raffinate. Non manca nemmeno un'ombra di erotismo, e del resto non avremmo potuto attenderci qualcosa di diverso dall'autore del celebre, ultrapornografico Le undicimila verghe. Guillaume Apollinaire, nato a Roma nel 1880 da una giovanissima polacca figlia di un cameriere del Papa e da un anziano ufficiale del Regno delle Due Sicilie, Francesco Flugi d'Aspermont, ma vissuto principalmente a Parigi fino alla prematura morte sopraggiunta in pochi giorni durante la terrificante epidemia di influenza “spagnola” del 1918, è un talento letterario sottovalutato, tutto da scoprire: questi racconti da poco ristampati in versione economica sono un'occasione da non farsi sfuggire.

 

 

 

 
 
 
 
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