L'eroe dei due mari

L'eroe dei due mari

“Chi me l'ha fatta fare a fare il sindaco di Taranto?” Filippo Panìco della città dei due mari è appunto il Primo cittadino. Nel tentativo di far desistere un lavoratore socialmente utile da un maldestro tentativo di suicidio gettandosi dal Ponte Girevole, ha rischiato egli stesso di finire di sotto. Adesso boccheggiando per lo spavento, ripensa alla sua città, ai suoi mille problemi e a quell'inquietante interrogativo che ha preso a ronzargli nella testa... Al Palazzo di Città ad attenderlo c'è Santino, usciere scansafatiche col chiodo fisso per il Taranto calcio pronto ad accogliere la bomba di calciomercato che sta per squarciare l'intera città... Lita, distesa nel letto accanto ad un assopito Luìs Cristaldi - attaccante brasiliano dell'Inter, già Pallone d'oro e pluridecorato campione mondiale della pedata - nella sua camera d'albergo milanese non crede quasi alle sue orecchie ripensando alla decisione del suo golden boy. Lo ascolta sussurrare quelle poche parole di ringraziamento al Signore ma stenta a farsene una ragione... Gino Vulpio, presidente del Taranto Sport, a bordo della sua Bmw nera sfreccia sulla A14 con un unico pensiero per la testa. L'ennesima serie B sfumata ai playoff che gli è costata centinaia di migliaia di euro. Aveva puntato tutto su quel campionato, ora non sa nemmeno lui come affrontare l'entusiasmo di migliaia di tifosi convinti che il prossimo sarà – grazie a due, tre acquisti - sicuramente l'anno buono. Pensa a tutto ciò Vulpio, mentre il suo cellulare personale inizia a squillare... Carla, super tifosa del Taranto, anche quel pomeriggio, nonostante sia estate e il campionato di calcio sia fermo, fa la sua solita capatina sul sito del club Taranto tifo. Appena la homepage si compone a Carla sembra di assistere all'apparizione della Madonna. Sul sito infatti, a caratteri cubitali è apparsa la scritta: “Esclusivo! Cristaldi: 'Vado in C'. Miracolato da Fratello Egidio per ringraziarlo giocherà nel Taranto.”...

Il giornalista tarantino Giuliano Pavone, al contrario del suo campione brasiliano che si autoretrocede in Prima Divisione per un voto religioso, compie viceversa il balzo verso la consacrazione letteraria in Serie A grazie a questa spassosissima e avvincente opera prima. Pavone ha costruito un romanzo corale impeccabile sul mondo del calcio che è solo in parte una storia di sport, visto che attraverso la metafora pallonara è capace di costruire una feroce satira di costume sull'Italia contemporanea – per intenderci quella che è riuscita solo nelle intenzioni all'Ammaniti di Che la festa cominci - sui suoi mille tic e maschere grottesche che la popolano. Calciatori mammoni, procuratori squali, giornalisti corrotti, politici incapaci, media assatanati e uscieri riscattati dall'irrefrenabile passione per il calcio, Pavone castiga a destra e a manca con invidiabile leggerezza e disarmante ironia. Vizi e vezzi di un'Italietta very 'Cafonal', degna del miglior Dagospia ma anche capace di vera denuncia – e di un commovente riscatto grazie al calcio – per la sua amata Taranto, corrosa da anni dai veleni dell'Ilva – e da mille altri malanni minori – che nessuno sembra voler o poter riuscire a fermare. Insomma un debutto coi fiocchi di cui sarebbe senz'altro orgoglioso Erasmo Iacovone, colui che realmente fece sognare la serie A ad un'intera città, prima di spegnersi tragicamente in un incidente stradale.

Leggi l'intervista a Giuliano Pavone

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