L'esca

L'esca
Il celebre scrittore Bryce Proctor sta facendo svogliatamente delle ricerche in biblioteca per il suo nuovo romanzo. Stanco di quella mattinata inconcludente si reca verso l’uscita, quando – seduto ad un tavolo intento a leggere – gli pare di riconoscere un suo vecchio amico, perso di vista almeno vent’anni prima. Si tratta di Wayne Prentice, anch’egli scrittore, seppure molto meno fortunato di Bryce. I due vecchi conoscenti si salutano con calore e decidono di andare a bere qualcosa assieme. Come mai da anni non ci sono più libri di Wayne in circolazione? Chiede Bryce. La colpa è dei computer delle librerie, spiega l’amico. Se uno scrittore vende meno copie di quelle che il libraio ha ordinato, le librerie ordineranno in futuro sempre meno libri di quello stesso autore, fino a che l’editore non rinnoverà più il contratto. Ecco quello che è successo a Wayne, che per uscire da questo meccanismo perverso è stato costretto a inventarsi uno pseudonimo e ripresentarsi sul mercato come un “nuovo” autore. All’inizio le cose hanno funzionato ma ora, dopo quattro libri, il calo delle vendite si è ripetuto e ora Wayne ha un nuovo romanzo che nessuno vuole, né col suo vero nome né sotto pseudonimo. Tali problemi non sfiorano nemmeno Bryce, scrittore famosissimo che riceve anticipi milionari. Eppure anche lui ha un problema. Un divorzio in corso con una moglie spietata e avida, gli sta succhiando tutte le energie, impedendogli di scrivere. La situazione è paradossale: Wayne ha un romanzo ma non ha un editore, Bryce ha un editore più che disponibile ma non ha un romanzo. Allora scatta l’idea. Bryce chiede a Wayne di dargli il romanzo inedito che nessuno vuole, lo pubblicherà come se fosse suo. Come compenso offrirà a Wayne la metà del suo anticipo, cinquecentocinquantamila dollari, più un quarto sui diritti cinematografici. In cambio, però, Wayne dovrà fare qualcosa per Bryce: uccidere sua moglie Lucie...
Più che Delitto e castigo, L’esca ricorda due fra gli ultimi film di Woody Allen, “Matchpoint” e “Sogni e delitti”, dove si uccide per soldi e poi si affrontano le implicazioni sia giudiziarie che etico-morali che tali scelte estreme comportano. L’esca è decisamente avvincente e, man mano che la lettura procede, si assiste al lento ma inesorabile mutare dei due personaggi: il debole diventa forte e sicuro di sé, mentre l’uomo di successo precipita nell’insicurezza e nella follia. Donald E. Westlake, scomparso nel dicembre del 2008, è stato anche un celebre sceneggiatore, forse è per questo che i dialoghi e la costruzione dei personaggi risultano così chiari ed efficaci. Il ritmo è incalzante, il dipanarsi della storia sempre sorprendente e mai banale. La sfida, assolutamente vinta, era quella di far virare verso il thriller il mondo glamour e sofisticato degli scrittori newyorchesi. Fra l’altro, chi è interessato, può trovare fra queste pagine anche dei preziosissimi consigli su come si scrive un romanzo, che valgono, a mio avviso, quanto un corso di scrittura creativa. Westlake ci fa entrare nel laboratorio dello scrittore e ci fa vedere cosa succede quando il romanziere scova “l’esca”, l’elemento capace di mettere in moto un’intera trama. “Il fascino di scoprire una storia e poi inseguirla in ogni svolta possibile, in ogni passo avanti. Era come percorrere un labirinto, porsi continuamente dei rebus e risolverli, trovare questa svolta… e poi quest’altra… e poi quest’altra ancora…”. L’unico accorgimento, però, mi permetto di aggiungere, è quello di non confondere mai le trame di un romanzo con la vita vera.

 

 

 

 
 
 
 
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