Lessico del cinema italiano – Forme di rappresentazione e forme di vita

Lessico del cinema italiano – Forme di rappresentazione e forme di vita

In Io la conoscevo bene il quotidiano si scuce e ricuce in una trama volutamente episodica, paratattica, come quella di un album di scatti cui viene a mancare la cornice della vita, di una serie di foto senza date e senza eventi, per interrogarci nella clausola formale di piani sequenza e sguardi in macchina. Decostruendo così ogni trasparenza, ogni illusione narrativa, assumendo la complicità dell’immaginario quotidiano di chi guarda la vita schermica della protagonista. La topografia di Roma, del resto, si sfilaccia, sconfina verso Orvieto, Pistoia. Di Adriana tracciamo una peripezia senza geografia, mentre i flashback sono intermittenze del cuore appena accennate, immagini che come grafi riducono gli eventi passati a un grumo temporale, atomi di una immagine-tempo, spesso a bassa definizione narrativa. La deriva urbana è una sequenza di case, letti, automobili, tragitti spesso invisibili, esperienze come stazioni di una vita già in sosta, sulla soglia dello spettacolo, nella liminalità della merce. Di una vita quotidiana la cui forma si moltiplica e si opacizza nel prisma delle immagini di consumo, nella ferocia di una Incom sul mondo delle starlet, qui su quotidiano come tempo della spettacolarizzazione. Stefania Sandrelli muore senza estasi, nel montaggio di Pietrangeli…

Quotidiano di Carmelo Marabello, Religione di Alessio Scarlato, Storia di Christian Uva, Tradizione di Luca Malavasi, Ultimi di Alessia Cervini, Vacanza di Ruggero Eugeni, Zapping di Alessandro Canadè: sono questi i lemmi, in rigoroso (e non potrebbe essere altrimenti) ordine alfabetico, che compongono il terzo e ultimo volume dell’opera curata da Roberto De Gaetano, professore ordinario di filmologia presso l’Università della Calabria, che si è anche molto interessato ai rapporti fra grande schermo e filosofia. Un’opera che si propone, riuscendovi, di edificare, attraverso l’esegesi – corredata da una dottissima postfazione di Francesco Casetti e da indici e bibliografie assai accurate – dei temi più importanti che tratta il cinema (la disciplina che, come la letteratura, racconta in vari modi le varie forme della vita attraverso le parole, ma con l’aggiunta di costumi, scenografie, musiche, immagini e montaggio, pur essendo della stessa materia di cui sono fatti i sogni), un vocabolario – dunque anche una guida, un prontuario, un vademecum – della settima arte. Nella fattispecie relativamente al cinema italiano, che sin da quando esiste, con esiti migliori o peggiori, ha sempre comunque avuto un occhio di riguardo nei riguardi della società di riferimento, delle sue magagne, delle sue storture, delle sue piccinerie, spesso anticipando i tempi: quant’è moderno, per dire, sin dal titolo del film di 52 anni fa, Io la conoscevo bene, la classica frase che dice chi millanta credito, il ritratto scritto con rara sensibilità da tre uomini (Pietrangeli, Maccari e Scola) dell’incantevole, ingenua, generosa Adriana Astarelli, senza speranza ma che tutti avremmo voluto salvare, una Stefania Sandrelli in stato di grazia, che giovanissima, trapiantata dalla provincia nella metropoli spersonalizzante che guarda senza vedere, e da cui si sente esclusa e respinta, diviene vittima sacrificale di un mondo – non è solo quello dello spettacolo a presentare le medesime dinamiche – che ti promette il successo e poi abusa di te.



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