Lettera a Berlino

Lettera a Berlino
1955. In un clima di sospetto raggelato dalla guerra fredda, il timido inglese Leonard sbarca a Berlino per lavorare all’Operazione Oro, missione segreta realmente esistita alla quale collaborano Cia e MI6. Inequivocabilmente britannico, venticinquenne dall’indole garbata e prototipo dell’uomo comune, Leonard si muove attraverso i blocchi sovietici e americani di una Berlino ambigua, devastata dalla guerra. Da semplice tecnico qual è, si trova improvvisamente coinvolto nel rischioso scavo di un tunnel che mira a intercettare le frequenze telefoniche sovietiche per ascoltarne i messaggi. Per la prima volta lontano da casa, distante anni luce dalle rassicuranti abitudini inglesi, Leonard vive la nuova avventura accompagnato da un inedito senso di libertà, passeggia per la città mettendo alla prova il tedesco appreso diligentemente e dopo soli due giorni, seduto al tavolo di un caffè berlinese, incontra l’amore: Maria è un’emancipata donna tedesca di trent’anni, con un matrimonio alle spalle, bella  e sognante come una dea. L’attrazione fra i due è immediata quanto irresistibile. L’esplosione della sensualità, la scoperta del gioco e dell’erotismo, conducono Leonard attraverso un’iniziazione alla vita che si rivela appassionata e devastante insieme. In poco tempo, il ragazzo che ha lasciato la vittoriosa Inghilterra per approdare alla più destabilizzante Berlino, diventa un uomo: con la cieca convinzione di aver finalmente trovato se stesso, lavora con segreto orgoglio al progetto del tunnel, fa amicizia con i colleghi americani e porta avanti una relazione appassionata fino al momento cruciale in cui, questo se stesso che pensava di aver identificato, si smarrisce completamente. Di fronte a un impensabile colpo di scena... 
Una vera e propria spy story ambientata in una città estremamente concreta nelle sue macerie ma dall’atmosfera sfuggente, magnetica e ripugnante, con al centro un protagonista anti-Bond, che ricorda i personaggi definiti da Le Carré. In un contesto in cui le spie sembrano impiegati e gli echi di una guerra appena finita si fondono con neonati desideri di rinascita, si muove the innocent (che sarebbe il titolo originale del libro), ossia l’uomo normale, cattivo e ingenuo allo stesso tempo, tenero e perverso, incapace di comunicare veramente e la cui innocenza viene spezzata. Come nel più recente Chesil Beach, anche qui il senso di incomunicabilità e di impotenza permeano tutta la vicenda, insieme a una costante sensazione di fatalità e presagio. Per chi cerca tanti libri in uno: le geometrie narrative della spy story, l’analisi illuminante degli stati d’animo, la narrativa di ampio respiro.

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