Lettera d’amore in scrittura cuneiforme

Lettera d’amore in scrittura cuneiforme
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Praga. Tra Josef e Květa ci sono un amore profondo ‒ nato sotto al filo della scure della Seconda Guerra Mondiale ‒ e una figlia, Alice. Quando Alice è ancora una bambina, Josef viene arrestato, torturato e incarcerato per dieci lunghi anni. Di lui non si sa più nulla, perciò Květa si affida all’influente Hynek, che in gioventù aveva rifiutato scegliendo Josef. Il suo è un lavoro lento: soggiogare la donna, trasformare le sue passioni in ossessioni, ridurla a una sorta di schiavitù volontaria con la quale Josef non ha più nulla a che fare. Dopo dieci anni, l’uomo torna a casa. La vita ricomincia fino a quando la verità non viene a galla e Josef se ne va, trasformando la casa di campagna nella sua abitazione. Alice cresce, ora ama Maximilián che sposerà e dal quale avrà Kryštof, che sarà la passione del nonno Josef. Ma anche l’unione tra i due giovani è destinata spezzarsi. Maximilián cambia, la violenza sostituisce l’affetto. Il loro amore si trasforma in un materiale duro, in pietra che spinge. Josef e Květa ormai sono due anziani. Vivono cercando di riconquistarsi, ma l’amore resta sottile come una coltre di nuvole troppo alte per creare ombra, lontano seppure vivo. Sullo sfondo, la storia dell’Europa centrale influenza le loro vite, le trasforma, spingendoli a prendere decisioni e strade nuove. La Guerra Mondiale, la Primavera di Praga, l’invasione dei carri armati russi e poi la rivoluzione di velluto: ogni cambiamento scuote Praga e la famiglia di Josef e Květa. L’Europa centrale è un grande palco e le tragedie si sovrappongono alle commedie, mentre altri personaggi surreali entrano ed escono di scena…

Vertiginosa polifonia, così viene definito il romanzo d’esordio di Tomáš Zmeškal, nato a Praga nel 1966, premiato con alcuni importanti riconoscimenti letterari. E, leggendolo, si comprende anche il perché. Il termine “vertiginosa polifonia” descrive perfettamente questo insieme di storie che ruotano attorno alla famiglia di Josef e Květa. Oltre ai due protagonisti principali e ai loro famigliari, ci sono molti altri personaggi da leggere e raccontare. C’è il pasticcere Marek che ai medici si presenta come Gesù Socrate Amenhotep Hitler e ce ne spiegherà il motivo; e c’è il ladro che sveglia il proprietario della casa che sta svaligiando perché la strada è invasa dai carri armati russi e poi ci sono gli animali di uno zoo privato che, durante la guerra, si trovano a vivere in un bosco della Boemia. Sembrerebbe quasi una narrazione surreale, non fosse che l’autore all’improvviso ci riporta sulla terra con una memoria storica, un avvenimento importante che ci fa capire che siamo in Europa, siamo a Praga e nei suoi dintorni. Ma la cronologia passa in secondo piano, in risalto restano sempre gli uomini e le loro storie. E poi c’è quella lettera d’amore in scrittura cuneiforme, da decifrare, ma prima ancora da consegnare alla persona amata. Questo è un romanzo dai molti ingredienti: avventura, religione, filosofia, storia, amore, violenza, tutti amalgamati alla perfezione e racchiusi dentro a un manufatto cartaceo dal taglio inclinato. Un segno distintivo e riconoscibile per una piccola casa editrice nuova ma che promette storie affascinanti.



 

 

 

 
 
 
 

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