Lettera da una professoressa

Lettera da una professoressa
Oggi gli studenti non trovano inopportuno svegliarsi tardi al mattino e arrivare in ritardo a scuola. Sono abituati a sottrarsi alle proprie responsabilità, con estrema naturalezza, evitando ad esempio di affrontare una verifica qualora si sentano impreparati. Viziati dai propri genitori, che non fanno mancare loro alcun confort - dal motorino al cellulare di ultima generazione - risultano profondamente infastiditi dal fatto di doversi adeguare alle regole imposte dalla disciplina e dalla convivenza forzata. Irriverenti nei confronti dell’autorità scolastica, accaniscono il proprio risentimento imbrattandone i muri dell’edificio. Non avvertono alcuna necessità di apprendimento, per cui con lo stesso malcostume con cui maltrattano i testi, si comportano in maniera prepotente e maleducata nei confronti del corpo docente. Si esprimono in maniera rozza e volgare, e non hanno alcuna remora nell’imporre la propria tracotanza verso i propri compagni più deboli. Questa lettera, redatta da una professoressa ad un alunno simbolico, è rivolta in realtà a tutti loro e non solo…
Ben vengano libri come Lettera da una professoressa di Norma Stramucci, edito fuori collana dalla Manni editrice. Un breve testo in forma di missiva, che non solo fotografa lo stato attuale in cui versano le nuove generazioni di studenti, ma che ci consente di comprendere i pericoli che incombono sulla scuola di oggi e di conseguenza sulla società di domani. Il testo sembra riprendere, a distanza di anni, il dibattito aperto da “Lettera a una professoressa” della scuola di Barbiana, anche se in questa circostanza il libro inverte la prospettiva con una trovata a sorpresa. Per il fatto che protagonista e io narrante è un’insegnate che rivolge i propri strali polemici contro gli studenti. E che insegnante! La Stramucci, infatti, è anche valente poeta recanatese, al cui attivo figurano importanti pubblicazioni ed ambiti riconoscimenti, nonché collaboratrice del Centro Nazionale di Studi Leopardiani. Dopo aver svenduto il culto della nozione in favore di programmi agili e flessibili, la scuola ha smesso di trasmettere il gusto per la conoscenza, varando generazioni di giovani ignoranti. Ma Norma Stramucci non intende arrendersi, richiamando insegnati e studenti alle proprie responsabilità.

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