Lettera dal deserto

Lettera dal deserto
In una notte stellata Gesù è nel deserto, inquieto, guarda oltre il fiume Giordano le luci di Gerico,  i fuochi di Giovanni, che vanno spegnendosi, prega e domanda a Dio qual è la sua strada: a momenti ha l'impressione di sentire la risposta, che però sfugge appena smette di chiedere. Con il viso rivolto al cielo ripensa  a quella volta da bambino che aveva scorto, nel fondo del pozzo proibito, dei pesci bianchi, ma nessuno, già allora, gli aveva creduto. Nonostante il pericolo, quella volta ottenne dall'acquaiolo di essere di calato nel pozzo profondo centoquaranta piedi, per  dimostrare a tutti che diceva la verità. Seduto sul fondo dell'otre di cuoio a cui era legato, entrò nelle viscere della terra, dove il battito del suo cuore riempiva tutto lo spazio buio. "L'ho preso, l'ho preso. E la voce salì in alto, si levò come si levano le scintille..." e mentre veniva tirato fuori, felice, con il suo pesce argentato tra le mani, scoprì i volti terrorizzati dei genitori, chini a scrutare il fondo nero e il pesce gli sfuggì di mano.Gesù è preso dalla nostalgia di Ben Yussef, Gabriele e Ben Shem lo zoppo, che si femavano ad est di casa sua per radersi e avvolti nelle coperte osservavano il nascere del sole. Bevevano  in silenzio il latte caldo che  portava Maria, e leggevano le scritture. Alla fine Ben Yussef  sollevava suo figlio verso il sole, con tenerezza lo lavava, lo ungeva, benedicendo anche la moglie che lo aveva abbandonato ma gli aveva lasciato la meraviglia di quel bambino. Discutevano dei profeti, dell'arrivo del Salvatore e quando le domande non trovavano risposta si rivolgevano a Giuseppe: "Come si fa a sapere cosa viene dal Signore?", ma lui abbassava il capo e non rispondeva.Solo il sabato, dopo che tutti i preparativi erano stati fatti e Giuseppe aveva pronunciato la sua benedizione, quando ormai aveva bevuto un bicchiere in più, Giuseppe parlava...
L'autore svedese Göran Tunström, morto nel 2000, immagina come avrebbe potuto essere la vita di Gesù nei suoi primi trent'anni, senza la consapevolezza di essere figlio di Dio. Inventa un Gesù che non ha riscontro nei vangeli, non è il Cristo della fede ma neppure il Gesù della storia, perché sebbene ci siano molti riferimenti storici e culturali, spesso appartengono a altri periodi.Non è quindi una ricostruzione, ma un romanzo, un'invenzione letteraria che vuole restituire l'atmosfera emotiva dell'epoca, che vuole essere spunto di riflessione universale sulla possibilità umana di vivere la carità e di entrare in comunione con il mondo intero, perchè, come conclude l'autore, "Io vi dico: è l'amore che manca". La narrazione è un chiaroscuro tra la dimensione divina e la dimensione umana del personaggio Gesù: un bambino che sente un legame profondo con le piante, gli animali, e  soprattutto con ogni essere umano; un adolescente scontento della madre fredda, stanca e intimidita, del padre taciturno, che parla solo di lavoro e ogni tanto beve un po' troppo; un giovane che vorrebbe essere figlio di Zaccaria e Elisabetta, in competizione con il cugino Giovanni, con il quale ha un rapporto di amore e gelosia; un uomo che non sa chi è e s'interroga sullo scopo della propria vita, sulle aspettative che la famiglia ha su di lui, sulla natura speciale che gli viene riconosciuta dagli altri, in un mondo selvatico, in attesa del Messia. Nella lettura si avverte il forte contrasto tra ciò che è descritto e la parte in ombra, il senso nascosto delle cose, in un continuo susseguirsi d'immagini che sintetizzano in poche parole ampi concetti, di descrizioni, di similitudini così poetiche e originali che tolgono il fiato.Uno sguardo premuroso sulla fragilità e bellezza del mondo,un racconto naturale, da rileggere  più volte per assaporarne il gusto sublime della parola."Noi vediamo. Ma ci sono sguardi che di colpo raddoppiano, anzi decuplicano il mondo in cui, fino a quel momento, abbiamo vissuto. Come se proprio davanti ai nostri occhi si stendessero cinque nuovi continenti".

 

 

 

 
 
 
 
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