Lettera di una sconosciuta

Lettera di una sconosciuta
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“A te che mai mi hai conosciuta”. Questa è l’intestazione della strana e voluminosa lettera che R., romanziere di successo di ritorno a Vienna da uno dei suoi viaggi, nel giorno del suo quarantunesimo compleanno trova tra la posta che il domestico gli porge. Stupito e dubbioso di essere il vero destinatario della strana missiva, l’uomo comincia una lettura che lo cattura fin da subito. “Ieri il mio bambino è morto”: è questo l’inizio, straziante e asciutto, straniante e commovente. Dapprima confuso sul piano temporale, il racconto dell’ignota mittente prende forma e ricomincia da una quindicina d’anni prima, quando R. si è trasferito nella palazzina dove vive ancora. Non ha mai fatto caso, giovane spensierato ed allegro, alla tredicenne magra che abita dirimpetto. D’altra parte nessuno cerca mai né lei né la sua povera mamma, vedova sempre vestita a lutto. Di certo non ha mai saputo il loro nome perché non c’è nemmeno la targhetta sulla porta di casa. Al primo sguardo la ragazzina, fin d’allora, ha percepito la vita “a due facce” che il giovanotto, attraente ed elegante, conduce. Una faccia nota, chiara, rivolta al mondo, una in ombra. Lui è ad un tempo il giovanotto spensierato e gaudente ma anche lo scrittore colto, serio ed inflessibile. Lei lo ha amato già prima di averlo visto. Come potrebbe lui ricordare qualcosa se lei era come trasparente? Lei, invece, ricorda ogni singola cosa, dal vecchio domestico, signorile e sempre gentile, ai mobili esotici trasportati dai facchini il giorno del trasloco, ai libri, numerosi e belli quanto mai lei avrebbe potuto immaginare. Da subito lei è persa in lui e dopo il primo, fortuito incontro sul portone di casa, dice nella lettera, “io fui interamente tua”. Lui non l’ha mai conosciuta. Tra casualità e non le vite di R. e la sconosciuta sono destinate ad incrociarsi ancora, come binari solitari che convergono di tanto in tanto. Ma la realtà è che lei vive da sempre una vita parallela, sempre fedele al suo amore adolescente a senso unico  a cui mai, mai vorrà rinunciare, nemmeno per una sistemazione che possa risparmiarle le asprezze e la vergogna della vita di una madre sola. Una vita intera, quella della sconosciuta, di coerenza e speranza, folle e disperata ma mai patetica, una vita per l’Amore , quello che nelle favole per le ragazzine deve trionfare sempre. Ma in questa storia c’è spazio per il lieto fine? Il baluginare confuso di vaghe reminiscenze darà un senso alle rose bianche che accompagnano il racconto, così come hanno sfiorato costantemente la vita di R.? Potrà un vaso azzurro, oramai irrimediabilmente vuoto, completare il senso struggente di una vita intera?
Su questo vaso, come in un piccolo teatro di provincia, si chiude il sipario di una storia che è un piccolo gioiello d’inizio secolo, dalla quale nel 1948 è stato tratto il più celebre film del regista tedesco Max Ophuls, maestro del melodramma. L’atmosfera che si respira è quella rarefatta di una Vienna decadente e, come la nebbia sottile dei ricordi di un uomo disattento, avvolge tutto il racconto dall’inizio alla fine. Il breve romanzo è una lunga dichiarazione d’amore, svelata senza pudori con una prosa lirica e malinconica e uno stile elegante ed intenso ma agile e scorrevole. D’altronde il protagonista assoluto è un amore che forse è autodistruzione, o semplicemente un amore puro, intenso e toccante , che non chiede nulla in cambio. E’ decisamente un piccolo gioiello un po’ retrò per inguaribili romantici, ma consigliato a chiunque voglia leggere un bel libro in una sola serata. Piccola curiosità: pare che la storia d’amore dello scrittore Zweig con la prima moglie fosse cominciata proprio da una lettera anonima che lei, ammiratrice del romanziere affermato, gli aveva mandato. Quando la realtà si confonde con la fantasia.

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