Lettera a Dina

Lettera a Dina
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Tutto è ricominciato così, per caso, una mattina di primavera mentre la protagonista (di cui non conosciamo il nome) sta parcheggiando la sua auto: lo speaker della radio annuncia il titolo di una vecchia canzone degli Alunni del Sole, E mi manchi tanto. Tutto sembra improvvisamente fermarsi e perdere senso. Non ascolta quella canzone… da quanto? Vent’anni? Tutto la riporta a quando, dodicenne, passava le sue giornate con la sua migliore amica Dina. Lei e Dina non possono essere più diverse: lei magra e “comunista”, Dina che si consola mangiando con voracità e si professa “fascista”. Le loro famiglie sono diametralmente opposte: la sua una famiglia operaia, quella di Dina di liberi professionisti, ricchi e viziati. Eppure loro due sono inseparabili. C’è una alchimia particolare che le lega, una complicità fatta di piccoli gesti, di sguardi complici che solo loro comprendono e che le unirà per sempre. Crescendo Dina prende una strada diversa. O meglio, è letteralmente travolta dalla vita, non riesce a trovare un suo equilibrio: alcool, droga, problemi alimentari… Solo con lei resta la ragazzina dodicenne, solo lei riesce – a fatica – a farle ripristinare un equilibrio tra una clinica e l’altra, tra un disastro e l’altro. Eppure tutto è andato in pezzi. Lei ancora oggi non se ne fa una ragione: poteva fare di più, poteva esserci, poteva non essere presa dalla sua vita, poteva… Ma le cose non vanno come desideriamo. E Dina ora è solo un ricordo lontano, una fitta al fianco che non va via, una cicatrice che torna a far male…

Grazia Verasani, scrittrice e musicista, narra una storia complessa e magnetica, che ci incolla alle pagine come poche altre riescono a fare. Una storia d’amicizia e d’amore, la storia di due donne che crescono e che imboccano strade diverse. La voce narrante rimpiange la sua amica, riavvolge il nastro dei ricordi, vorrebbe trovare una logica in tutto quello che è accaduto, avere delle certezze, mettere dei punti fermi per ricominciare la sua vita. Dina non c’è più. E non c’è più da tanto tempo. Il vuoto che ha lasciato è incolmabile e come sia finita la sua vita è ancora avvolto nel mistero. Capirlo, sviscerarlo, aiuterebbe a andare avanti senza voltarsi più, senza farsi un cruccio delle proprie assenze, senza sentirsi in colpa per aver deciso di vivere la propria vita perché alcune relazioni non ci fanno bene. Anzi. Ci prosciugano. Eppure è proprio di quelle che, nel cuore della notte, insonni, sentiamo la mancanza. Con uno stile asciutto, lavorando per sottrazione, Grazia Verasani ci regala un romanzo doloroso, forte e necessario, che parla di due donne, di due vite legate indissolubilmente, di un affetto che va oltre lo spazio e il tempo, oltre ogni razionalità e ragionevolezza. Leggendolo ci si sente immediatamente coinvolti, avvinti, quasi stregati. E non ci sono colpi di scena o risvolti inaspettati nel plot: c’è “solo” una grande capacità di esplorare l’animo umano, di scendere nei meandri della psiche dei personaggi. Dina, alla fine, manca un po’ a tutti noi esattamente come ci mancano tutte le persone che, in un modo o in un altro, hanno un posto speciale nel nostro cuore anche se la vita ci ha portato a prendere direzioni diverse.

LEGGI L’INTERVISTA A GRAZIA VERASANI


 

 

 

 
 
 
 

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