Lettere da Babbo Natale

Lettere da Babbo Natale

22 dicembre 1920. A casa Tolkien è arrivata una lettera per John, il piccolo di casa che ha tre anni. Il mittente è Babbo Natale in persona; lo avvisa che la neve al Polo Nord è molto altra quest’anno ma che comunque lui è in partenza per Oxford dove consegnerà i giocattoli, compresi quelli destinati al piccolo John. Insieme alla lettera c’è un bel disegno fatto con inchiostri colorati nel quale Babbo Natale ha raffigurato se stesso vestito di rosso con il fagotto dei doni in spalla, e poi la sua casa completamente innevata. Natale 1925, Casa fra le Vette, Cima del Mondo, vicino al Polo Nord. Quest’anno la lettera di Babbo Natale, con la sua grafia tutta tremolante “da vecchio”, è bella lunga perché ha dovuto raccontare tutto quello che è successo alla fine di novembre quando il cappuccio rosso gli è volato via e si è piantato proprio sulla punta del Polo Nord. Quel pasticcione di Orso Bianco del Nord, aiutante di Babbo Natale sempre volenteroso nel dare una mano ma spesso maldestro con le sue zampone, si è arrampicato sulla guglia del Polo per recuperare il cappuccio ma l’ha spezzata! Lui è caduto ed è finito nel mezzo del tetto della casa di Babbo Natale che è crollato, Orso Bianco è caduto giù nella sala da pranzo e la neve è finita sui regali ammucchiati nelle cantine. Orso Bianco si è rotto una zampa, i regali si sono bagnati tutti ed è stato necessario asciugarli uno ad uno. Il disegno quest’anno, quindi, raffigura Orso Bianco col cappuccio rosso sul muso che vola giù dal picco sulla casa insieme alla punta del Polo Nord. 23 Dicembre 1936, Casa fra le Vette, Polo Nord. I destinatari della lettera in casa Tolkien sono aumentati. Babbo Natale è stanco, le battaglie con i malefici Goblin ruba-regali degli anni precedenti lo hanno affaticato e le incombenze del periodo sono sempre di più. Adesso, oltre al vecchio Orso Bianco, c’è l’elfo assistente Ilbereth ad aiutarlo. Stavolta ha lui l’incarico di raccontare con la sua grafia sottile l’ultimo pasticcio combinato da Orso Bianco che, stanchissimo, si è fatto un bagno caldo prima di andare a letto ma si è addormentato nella vasca. L’acqua è finita nella sala di sotto, ha inzuppato ogni cosa, e si è dovuto rimpacchettare tutti i regali da recapitare. Babbo Natale si è un po’ arrabbiato ma poi tutti quanti hanno trovato la cosa molto divertente. Natale 1943. Dalla Casa fra le Vette, Polo Nord, arriva l’ultima lettera da Babbo Natale destinata a Priscilla, ormai diventata grande anche lei. Lui è un po’ triste perché la guerra ha fatto molti danni in tanti paesi, Orso Bianco è molto stanco e non scrive nulla stavolta ma non dimentica di mandare un saluto e un abbraccio forte forte. Il dono quest’anno consiste in bellissime monete splendenti che Priscilla potrà usare per comprare il libro che preferisce. Un agrifoglio conclude la bella letterina colorata, l’ultima perché l’anno prossimo Priscilla non avrà più l’età per mettere la sua calza…

Per più di vent’anni, in buste curatissime e affrancate con francobollo Poste Polari, J.R.R Tolkien fece trovare ai suoi figli John, Michael, Christopher e Priscilla, le risposte alle letterine che loro scrivevano a Babbo Natale, a cominciare dal 1920 quando il suo primogenito aveva tre anni, fino al 1943 quando l’ultima ne aveva tredici. Presto queste lettere da brevi saluti divennero piccoli racconti, fiabe incantate di neve che descrivevano ai piccoli Tolkien la vita frenetica che a Natale e nei mesi immediatamente precedenti si svolge al Polo Nord, soprattutto nella casa del buon vecchio impegnato a preparare i regali da portare ai bambini. Prima che, con Lo Hobbit e poi con la grandiosa saga de Il Signore degli Anelli, il geniale medievista inglese si inventasse un intero mondo, una intera geografia e un alfabeto completo, in questa specie di fiaba ad episodi emerge già tutta la sua fantasia – oltre che l’amore infinito nei confronti dei figli – e in nuce l’universo di elfi rossi e verdi, gnomi rossi, goblin e animali parlanti che entro qualche anno si sarebbero trasformati in una delle storie più belle del ‘900. Il personaggio di Orso Bianco del Nord, generoso e pasticcione, regala le pagine più divertenti e tenere, ma non mancano battaglie impegnative contro i cattivi che già hanno l’eco degli epici scontri degli scritti futuri. Insomma, quello che emerge non è soltanto la dimensione familiare di padre premuroso ma anche il genio letterario che non immagina solo storie ma le inserisce in una cornice articolata e dettagliatamente curata, impreziosita dal gusto filologico che si diverte ad immaginare ed elaborare nuovi alfabeti. Qualche lettera/episodio è stato già pubblicato singolarmente in libri dedicati ai più piccoli e per la prima volta solo nel 1976 – in Italia nel 1980 – le lettere sono state raccolte in un unico volume; questa è la terza edizione “riveduta e accresciuta”, curata anche da Baillie Tolkien seconda moglie di Christopher, e riporta immagini dei bellissimi disegni dell’autore, che era anche un bravissimo illustratore, e delle lettere originali, scritte con grafia volutamente tremolante e decorate con inchiostri colorati e meravigliosi capolettere. Una piccola curiosità ci fa capire quanto questa fantasia fosse evidentemente un dono di famiglia. Esiste una cartolina di Natale del 1852, quando J.R.R. aveva dieci mesi, inviata da sua madre Mabel ai suoi parenti a Birmingham dal Sudafrica dove viveva con suo marito Arthur Tolkien, direttore di banca a Bloemfontein. La cartolina raffigura la famiglia con la balia che ha il piccolo futuro scrittore tra le braccia, un servo e la cuoca, ed è arricchita da scritte intorno all’immagine seppia abilmente colorata a mano in alcune parti. Gli originali delle lettere Babbo Natale sono conservati nella biblioteca Bodleiana di Oxford, dove Tolkien insegnava, e faranno parte della mostra a lui dedicata che sarà allestita nell’estate 2018. La curatrice, Catherine McIlwaine, ha giustamente sottolineato quanto bello sia l’aspetto che emerge da questi scritti, ovvero “quanto la sua famiglia fosse importante per lui” al punto da trovare sempre tempo da dedicare a questo appuntamento improrogabile, nonostante gli impegni universitari. Questo è un libro davvero imperdibile, bello da leggere se si è bambini, meraviglioso per regalare e regalarsi tanta tenerezza e un po’ di genuino spirito natalizio soprattutto dove ne manchi la voglia come capita talvolta a noi adulti, delizioso da leggere ai più piccoli prima di dormire. Leggetelo, a Natale ma non solo.



 

 

 

 
 
 
 

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