Lettere da Nordest

Lettere da Nordest

La Gigia, una bambola, un ricordo d’infanzia, riavvolge la memoria d’una figlia e d’una madre, la cui vita è sospesa tra Verona e Mogadiscio… Qualche mese prima dell’attacco alle Torri Gemelle, a New York si discute d’inquinamento e si trascorre una sera al Blue Note. Un insegnante americano sente parlare italiano, una lingua che conosce, e s’avvicina. Il discorso cade su Mestre – luogo natio dell’io narrante – e il professore ricorda come la città sia citata da Hemingway. Di lì nasce uno scambio interessante, ignaro di quanto accadrà di lì a poco… Un paesaggio di parole lega due cuori da Padova a Belluno. È l’autunno 2018 quando da Padova, “terra di vento e crolli” parte una lunga lettera: parole che di lì a poco, presso Belluno, diventeranno immagini. “Sai dipingere il paesaggio dell’anima […] trovare i colori per il cuore”. Due anime, due radici ben piantate in una terra che è casa, ma che mantiene e non trattiene… La montagna si popola di sguardi, di voci fin dall’antichità e lo testimoniano le sepolture femminili del VII-V secolo a.C. – rinvenute a Pian de la gnela – e la moltitudine di gente raffigurata su di una secchia. L’idea della montagna come spazio individualista è, dunque, soltanto una mera invenzione… Il giorno del Giro alla Vendramin’s Mould hanno una riunione coi cinesi, ma qualcosa – o meglio qualcuno – per una puerile vendetta, sta per cambiare per sempre… Il Nordest è terra secca da lavare: eppure un tempo lo si considerava uno spazio umido; oggi persino il Tagliamento è spesso fatto solo di arida ghiaia… Porto Marghera, anni addietro, era considerato un luogo esotico per i contadini – instancabili lavoratori – delle campagne venete e per gli stessi giovani, come Pietro Sfogo, che speravano in un nuovo futuro, fatto di macchine, bus e treni, di cemento e fabbriche… San Pietro di Ragogna, a strapiombo sul Tagliamento, ex castello longobardo, è da sempre stato – un po’ come tutto il Friuli, fatto di “terra ruvida, sgarbata” – luogo di frontiera multipla… Due ragazzi progettano di spegnere le luci del Nordest, una discoteca molto in voga… Trieste è una città in perenne ritardo, perché fuori dal tempo ordinario, quotidiano. Arranca alle spalle del mondo… Una nostalgia poetica di ieri, nel domani: versi che cantano il sapore d’una terra di frontiera… I luoghi e lo sguardo della memoria di un ragazzino diventato uomo: i suoi occhi bambini, sinceri, che introiettavano la prospettiva degli adulti… Biancade è un piccolo paesino in provincia di Treviso; una chiacchierata con Ivano Sartori, uno storico, porta il protagonista in viaggio nel tempo e insieme a casa, lì, in quel suo paese natìo… Verona si fa incarnazione di un luogo antico e di un futuro che incute terrore… Il Nordest è di per sé uno spazio centrifugo, da cui sempre partire… Il professor Minvollah è spaventato al pensiero di dover ritornare nella sua città… Ha molteplici volti e profili nascosti, il Nordest…

“Riempiamo di panchine il mondo / per sempre incontrarci”. Il Nordest è luogo di incontri fugaci, di scambi scivolosi, di prese timorose. È uno spazio costruito su dolore e malinconia. In questa raccolta di racconti curata da Cristiano Dorigo e Elisabetta Tiveron, il Nordest si racconta, si fa poesia, immagini… Dà sfogo alla sua versione, al suo essere, da svariate prospettive. Si affida al lettore. Gli si confida con quel pizzico di ritrosia e di poesia che gli è proprio. Chiunque lo conosca o gli appartenga, può riconoscerlo in questi testi. Può scrutarlo a fondo, dal di dentro, nell’intimo… Nelle sue crepe, nei suoi nei. Sono racconti niente affatto mielosi, scritti da chi, proprio perché ama il Nordest, non ha paura di dire e dirgli la verità, di denudarlo. Sono storie colte, scritte con cognizione di causa e con la speranza che, nel confessarle, le cose comincino a mutare, a evolversi almeno un po’… Sono, quindi, anche un po’ lettere d’amore, di verità, di vita, di correzione. Di sogni forti e tenaci, d’immaginazioni veritiere e differenti, poiché un Nordest come spazio unico, in realtà, non sembra esistere. Ogni microambiente è a sé, come ogni racconto della raccolta. Non esiste un romanzo unico, ma una polifonia di storie autonome che, tuttavia, discendono da un comune denominatore, che è lo spazio geografico. Una radice che si divincola in tante altre, minute, differenti e divergenti. Diverse le direzioni, la profondità… ma uno soltanto il cuore.



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